Liberi da tradimenti
La passione di Gesù, narrata da Luca, è immagine di ogni storia significativa e nobile. Cristo è il liberatore dal male, condannato a morte, nonostante la sua innocenza. I passaggi del racconto descrivono le complesse vicende di chi opera per il bene. Il primo quadro è la cena che consuma insieme ai suoi discepoli. Pur nella festa ebraica che significa il ricordo della liberazione dalla schiavitù, aleggia il male e la tristezza. Il Salvatore si rende conto di quanto avverrà, pur essendo tra i suoi. I ricordi della storia del suo popolo si identificano nella sua vita. Invoca la benedizione di Dio e ammonisce dai rischi del tradimento.
Con i suoi discepoli ha raggiunto la completa intimità. Li benedice, raccomanda loro di ricordarlo, promette che non li abbandonerà. Per essere esplicito usa il gesto della lavanda dei piedi, perché, quando non ci sarà più, ricordino i tratti fondamentali della sua azione, senza dimenticare ciò che ha lasciato detto.
Pur nella festa e nella solennità di un rito religioso, è presente il male. La figura di Giuda è l’interpretazione del tradimento. Non confonde la solennità dell’ingresso a Gerusalemme con il tripudio della folla che lo vuole re. L’asino su cui entra a Gerusalemme tiene il clima basso. Non lo tenta nessun desiderio di potere, ma assiste al plauso della folla che, di lì a poco, si riverserà contro di lui, preferendogli un assassino. Il momento terribile è la solitudine nella quale si ritrova: i suoi non hanno compreso perché probabilmente non sopportavano una fine così ingloriosa, pur avendo assistito a tutto il bene che aveva donato. L’invocazione a Dio che lo liberi dal dolore è una preghiera disperata. Solo Dio può consolarlo nell’abbandono totale.
Dopo il tradimento si scatena tutto il furore di una soldataglia che lo tratta come il peggiore dei malfattori. Lo accusano di essere bestemmiatore, di proclamarsi il figlio di Dio. Le leggi ebraiche invocano la morte. Le autorità civili seguono le regole dello Stato; né si immischiano su faccende delicate, molto attente alla sicurezza pubblica. Non intervengono e lo lasciano crocifiggere. Sono presenti sotto la croce la madre e un suo discepolo. Ma anche nel profondo dell’ingiustizia balenano tratti di benevolenza: il ladrone e il centurione che gli credono. Dopo la morte c’è qualcuno che è disposto ad accogliere dignitosamente la sua salma. Le donne che lo seguivano lo piangono e a loro il Risorto apparirà, quasi a compensare la loro fedeltà.
La storia dei popoli
La storia della passione invade i tempi e i mondi che viviamo, anche se non compensati in una sola persona. I passaggi lieti e tristi sono presenti nelle vicende del mondo. C’è chi fa del bene, si sacrifica pensando agli altri. Si oppongono i falsi giusti che non comprendono le azioni degli onesti, ma obbediscono alla leggi umane nella convinzione di essere nel giusto. La folla si lascia guidare passando dal trionfo alla condanna, redarguiti da chi ha potere. L’odio e la disumanità si scatenano ancora oggi nelle guerre, nella lotta di chi vuol prevalere, non rispettando nemmeno le norme civili, dando sfogo a rabbia e crudeltà. Solo in pochi restano nella verità. Anche chi potrebbe far qualcosa ne è impedito per paura o per impotenza.
Il profeta sembra aver sognato la fine del Salvatore.
«Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso».
Resistere al male, distinguendo tra verità e menzogna è un duro compito per ognuno e per i popoli. Assistiamo in continuazione alle crocifissioni, non sapendo riconoscere chi è nel giusto, pur agendo per il bene. L’unica preghiera è incontrare Cristo, il quale con la propria vita ha dato senso alla verità.
«Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!,
a gloria di Dio Padre».
13 Aprile 2025 – Anno C
Domenica delle Palme
1ª Lett. Is 50, 4-7 – Salmo21 (22) – 2ª Lett. Fil 2,6-11 – Vangelo Lc 22,14-23,56)