La terza domenica di avvento è chiamata anche “gaudete” (= rallegratevi) per le parole entusiaste del profeta che guarda al futuro.
L’annuncio:
«Coraggio, non temete!
Ecco il vostro Dio,
giunge la vendetta,
la ricompensa divina.
Egli viene a salvarvi».
Egli viene a salvarvi
E’ la speranza dopo le vicissitudini sociali e politiche che affannano Israele. La particolarità del linguaggio biblico è il mettere insieme le persone con la natura, intesa in senso partecipativo. Una caratteristica che abbiamo perduto nelle civiltà occidentali perché dal 1600 è prevalsa la logica dell’individuo umano che, con il suo pensiero, è diventato il padrone del mondo. Una impostazione che continua anche oggi, considerando tutta la natura come semplice corollario del vivente, rappresentato per lo più dall’uomo, sottoponendo la donna. Una impostazione che è ancora sopravalutata, intesa come libertà: in realtà le vicende ultime della natura dicono che ogni individuo umano è collocato all’interno del pianeta terra, con relazioni che non possono ignorare chi è accanto, qualunque sia la sua condizione. Questa impostazione, esasperata e prevalente, ha ridotto la centralità della persona, collocandola in una condizione materialista le cui caratteristiche sono la ricchezza, la visibilità, la salute.
Una stortura che va corretta perché nessuno – proprio nessuno – può considerarsi sano, forte, ricco e celebre. La maggiore tentazione è l’offerta di orizzonti fatui, ai quali però si appellano tutti nella speranza di raggiungere una felicità eterna e indistruttibile. La vita, nella sua quotidianità dice altro: essa è piena di misteri e soprattutto è precaria. La stessa biologia dice che è temporanea e mai perfetta. Un’illusione favorita appellando a energie e a capacità, accompagnata a volte da frode, offre il sogno a portata di mano. La felicità suggerita dal profeta, dal salmo e dalla dialettica tra i discepoli di Gesù e del Battista dicono altro.
Un sentiero e una strada
Il profeta sogna:
«Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.
Allora lo zoppo salterà come un cervo,
griderà di gioia la lingua del muto.
Ci sarà un sentiero e una strada
e la chiameranno via santa.
Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore
e verranno in Sion con giubilo;
felicità perenne splenderà sul loro capo;
gioia e felicità li seguiranno
e fuggiranno tristezza e pianto».
Si aggiunge il salmo:
«Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.
Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione».
Alla domanda a Gesù da parte dei discepoli di Giovanni se sia vero messia, la risposta ritorna sul ritornello: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
L’insegnamento è chiaro, senza ombra di dubbio. Per l’intera umanità la salvezza è la pacificazione di ogni relazione, offrendo aiuto di chi è stato nella vita sfortunato. La pace è la creazione di una civiltà che rispetta tutto e tutti, che accompagna chi è indietro, che è grato a Dio per le fortune ricevute. Un disegno che non annulla l’attenzione all’identità di ciascuno, ma suggerisce il contesto con il quale la felicità è condivisa e garantita a ognuno, a cominciare da chi ha bisogno. Chi rifiuta questa impostazione non può chiamarsi cristiano, discepolo del Signore nostro Gesù Cristo.
14 Dicembre 2025 – Anno A
III Domenica di Avvento
(1 Lett. Is 35,1-6a.8a.10 – Salmo 145 (146) – 2 Lett. – Gc 5,7-10 – Vangelo Mt 11,2-11)