Il primo gennaio, un po’ per la festa del calendario gregoriano come primo giorno dell’anno e dal 1968 dedicato per la Chiesa alla giornata della pace, come ha voluto Paolo VI, l’attenzione è posta allo scorrere del tempo, con i calendari che nel mondo sono diversi (islamico, ebraico, cinese, persiano), anche se è prevalso quello odierno in tutto il mondo. Quest’anno Papa Leone XIV per la 59.ma giornata ha intitolato il suo messaggio “La pace sia con tutti voi, per una pace disarmata e disarmante”.
La storia
La riflessione sull’anno che verrà spinge al tema prevalente della “storia”. Siamo stati abituati a rivedere il passato con narrazioni che, oltre i costumi sociali del tempo, hanno descritto rivoluzioni, conquiste, ribellioni ottenute con le armi. Vicende che indicano sofferenze, ferite, morti. Un ripetersi inframmezzato da tempi di benessere e di odio. Anche ai nostri giorni le guerre si ripetono con gli stessi risultati: conquiste, invasori e invasi, vincitori e vinti. La domanda che si pone: perché in tutte le epoche i mondo non hanno vissuto una pace stabile, universale, perenne?
La risposta varia per ogni epoca, pur avendo un unico denominatore: il potere e il dominio prevalgono. Gli studiosi, di volta in volta, indicano fattori economici, sociali, culturali e politici che generano ostilità tradotte in guerre: più o meno lunghe, più o meno sanguinose, più o meno motivate. Sono sconfitte le visioni ieratiche, socratiche, spirituali che poggiano sulla parte nobile delle creature umane.
Bene autentico e bene effimero
La visione benevola insiste sulla razionalità, sul buon senso, sull’etica individuale e collettiva. La storia indica che la benevolenza non è gratuita e naturale. Ha bisogno di sforzi di volontà, di atteggiamenti capaci di creare ordine e armonia. Per natura non siamo né angeli, né demoni. Viviamo nella duplicità di ricchezza interiore e di spinte materiali. E’ necessaria l’armonia tra la fisicità e la spiritualità. I sensi tendono ad abbassare lo guardo della paura, dell’astiosità, dell’arricchimento, della prevaricazione. Lo spirito spinge per una convivenza paziente, rispettosa, misericordiosa. Tutto ciò nella dimensione del tempo e della convivenza; con se stessi, in famiglia, con gli altri. Si tratta di una ricerca, tenendo presente il benessere duraturo e stabile. S. Agostino scriveva che ogni nostra azione tende al bene, altrimenti non lo metteremo in pratica: importante saper distinguere tra bene autentico e bene effimero. Qui nascono le radici della propria identità: se proiettata verso l’umanità o se, invece è concentrata nella propria felicità.
La spiritualità cristiana offre lo scenario valido per una visione ampia, mite, generosa e altruista. Occorre scendere nelle dimensioni più profonde di una religiosità che si nutre dei capisaldi dell’anima umana e del messaggio di Cristo: in quella dimensione si scopre che il bene collettivo nulla toglie alla propria felicità, ma l’allarga a quanti si incontrano senza paure e senza pregiudizi.
La preghiera suggerita a Mosè per Aronne è grande nella sua semplicità:
«Ti benedica il Signore
e ti custodisca.
Il Signore faccia risplendere per te il suo volto
e ti faccia grazia.
Il Signore rivolga a te il suo volto
e ti conceda pace».
E’ la pace disarmante che nega, nel quotidiano e in pubblico, pensieri e azioni che portano alla rissosità e alla violenza. Impressiona che siano gli stessi adolescenti vittime di atteggiamenti prevaricanti. Educarli al rispetto, al perdono e alla tolleranza li renderanno, domani da adulti, cittadini saggi e maturi, consapevoli del bene comune da assicurare ad ognuno, soprattutto a chi è più fragile e nel bisogno.
La conclusione è la preghiera del Salmo:
«Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti».
1° Gennaio 2026 – Anno A
MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO
(1 Lett. 1Gv 2,3-11 – Salmo 66- (67) – 2 Lett. Gal 4,4-7 – Vangelo Lc 2, 16-21)