La scelta della fede

La Liturgia di questa Domenica pone l’attenzione sulla serietà della fede. La pima Lettura, nello stile del Profeta Isaia, progetta un futuro radioso per il popolo d’Israele. Una visione favorevole allo sviluppo della nazione. Da tribù sparse nel territorio nasce il sogno di una vera e propria nazione. Sono richiamati piccoli gruppi che costituiranno il “grande Israele”. Un sogno che attraversa la storia del popolo ebraico: la speranza di costituire finalmente una nazione coesa.

Verso la pienezza

La capitale resta Gerusalemme, con la descrizione caratteristica di popolazioni arcaiche: «Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutte le genti come offerta al Signore, su cavalli, su carri, su portantine, su muli, su dromedari, al mio santo monte di Gerusalemme – dice il Signore –, come i figli d’Israele portano l’offerta in vasi puri nel tempio del Signore». Movimenti immigratori che sono posizionati alla volontà di Dio, come certezza di presenza e di protezione.

Questo desiderio di unità e coesione attraverserà millenni di storia sia antica che moderna di Israele, quale popolo speciale, chiuso nelle sue origini e portatore di civiltà. Ebrei si nasce e non si diventa, racconta un detto popolare. Da qui la specialità di razza che tutela la propria identità, con ritorni alle tradizioni ogni qual volta si allontanano i legami con la storia.

Dal mondo ebraico nasce il Cristianesimo. Il Maestro Gesù è un pio israelita che, illuminato dallo Spirito, riprende la tradizione ebraica e, come riferisce il Vangelo, la porta a compimento: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi, dunque, trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

Oltre i riti e le usanze

Tutto il capitolo quinto del Vangelo di Matteo ricalca le novità che la missione di Gesù apporta alla tradizione ebraica. C’è continuità, ma anche novità. La fede cristiana riprende i temi fondamentali della fede ebraica e li proietta al di là dei precetti positivi e negativi, offrendo un orizzonte ampio e rispettoso.

Il Salmo riassume l’azione di Dio:

«Genti tutte, lodate il Signore,
popoli tutti, cantate la sua lode.

Perché forte è il suo amore per noi
e la fedeltà del Signore dura per sempre».

Il Vangelo pone l’attenzione sulla scelta della fede. Lo fa con linguaggio alla portata di tutti, in termini di parabola. Non è sufficiente per la fede l’adesione rituale, romantica, esterna, quasi come atteggiamento di civiltà. È impegno serio e profondo: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno […] Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Una dimensione suggerita seria ed impegnativa. Nel tempo il cristianesimo ha permeato la vita civile di intere nazioni. Non può essere dimenticata la scelta che coinvolge valori e orientamenti. La Lettera agli Ebrei insiste: «Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non viene corretto dal padre? Certo, sul momento, ogni correzione non sembra causa di gioia, ma di tristezza; dopo, però, arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo sono stati addestrati. Perciò, rinfrancate le mani inerti e le ginocchia fiacche e camminate diritti con i vostri piedi, perché il piede che zoppica non abbia a storpiarsi, ma piuttosto a guarire».

Oggi è particolarmente necessario il richiamo a una fede autentica. Stanno scomparendo tradizioni e manifestazioni di religiosità “estetica”. Può essere l’occasione della riflessione profonda per una religiosità vissuta, senza paura di limitazioni e proibizioni. La scelta invece di un’apertura che sappia coniugare la storia alla visione eterna alla realtà fisica del tempo.

24 Agosto 2025 – Anno C
XXI Domenica Tempo ordinario
(1ªLett. Is 66,18b-21 – Salmo 116 (117) – 2ª Lett. Eb 12,5-7.11-13 – Vangelo Lc 13,22-30)