La relazione tra la libertà umana e il suo Dio

In questa domenica inizia il percorso del mistero più profondo del cristianesimo. Tale mistero affronta il culmine della relazione tra la libertà umana e il suo Dio. I tre brani di questa liturgia descrivono la precarietà della condizione umana. Dal Libro della Genesi è narrato il dramma della scelta tra la libertà e la legge di Dio. In forma di racconto si affronta il dilemma tra la libertà umana e le indicazioni che sono al di fuori della decisione umana. Nella storia della Chiesa, tra le tre interpretazioni della dialettica libertà-fede, la religiosità ortodossa assegna a Dio ogni decisione. All’uomo non resta che lodare Dio e venerarlo per la sua grandezza e misericordia. Le azioni umane sono marginali a fronte della grandiosità di Dio Padre. Da qui l’attenzione alla sacra liturgia che tesse le lodi della divinità. La riforma protestante, con Lutero, insiste sulla peccaminosità della condizione umana. Solo Cristo ci ha salvati. L’uomo non può influire sulla propria salvezza. Come la creazione anche la redenzione è nelle mani di Dio. Il tema centrale della fede è la croce di Cristo e la sua risurrezione. Solo questo evento apporta salvezza che rimane nelle mani divine. Il cattolicesimo accoglie la tesi della Genesi: riconosce che l’umanità può essere peccaminosa, ma con l’aiuto di Dio ogni credente può collaborare alla visione divina.

Lotta per la verità

La Genesi, in forma di racconto, parla dell’albero della vita. La celebre mela morsicata descrive la disobbedienza a chi vorrebbe imporre, anche se è Dio, le condizioni della condotta umana. Spetta solo all’uomo e alla donna declinare le indicazioni della vita. Il brano biblico interpreta le conseguenze di una scelta contro l’ordine divino. Il sentirsi nudi e vergognarsi è la conseguenza della scelta personale. Da lì a poco saranno narrati i racconti del diluvio e dell’uccisione fraterna tra Caino e Abele. La lezione è evidente: il male tra le persone e con la natura dipende dalla disobbedienza e procura sofferenza. Una condizione che si ripete anche oggi. L’albero della vita può essere indicato nella potenza del progresso, nella scienza, nelle scelte personali. Sicuramente tale scelta pone la persona nell’assoluta libertà, secondo i propri interessi e secondo quanto ritiene utile alla felicità dell’esistenza.

Il salmo è il pianto di David che fece uccidere Uria per il tradimento della moglie Bersabea, madre di Salomone. Il perdono avviene dopo il pentimento:

«Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto».

Nella seconda parte del Salmo, l’invocazione a un cuore nuovo:

«Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

La superbia

L’inizio delle tentazioni è la terza: «Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». L’adorazione non può essere rivolta a una creatura, tra l’altro malevola come satana. La prima esaltando la potenza (pietre in pane), la seconda contro la natura (il pinnacolo del tempio), infine la vera adorazione al male. Con le dovute differenze sono tentazioni ancora presenti oggi: la potenza delle armi e delle scienze, le sfide contro la natura e infine l’abbandonarsi al male per avere gloria e potere.

22 Febbraio 2026 – Anno A
I Domenica di Quaresima
(1 Lett. Gen 2,7-9; 3,1-7 – Salmo 50 (51) – 2 Lett. Rm 5,12-19 – Vangelo Mt 4,1-11)