La giustizia non può fermarsi alle apparenze

L’annuncio del profeta Isaia è estremamente complesso. Secondo gli studiosi è un insieme di voci che sono state sovrapposte nel testo definitivo. Dopo la deportazione di Babilonia un nuovo re continuerà la stirpe di David e di Salomone. Un nuovo re che ha le caratteristiche necessarie per governare con saggezza. Dovrà comprendere la situazione del popolo che governa, e avere la forza e la competenza di guidare la nazione con saggezza. Sono doni che solo Dio può concedere. La relazione con Dio del re è indispensabile a una sana azione. Il testo lega profondamente le virtù del governo alla presenza e all’amore di Dio. L’azione principale è la non discriminazione tra potenti e poveri. La giustizia non può fermarsi alle apparenze.

Insieme animali feroci e fanciulli

Una seconda riflessione riguarda la pace che avverrà nella nuova era. Si riprende il mito del cibo erbivoro, così che possono vivere insieme lupo-agnello, leopardo-capretto, vitello leoncello, così che un ragazzo possa accudirli. Continua la trafila della pacificazione: la mucca e l’orsa, il leone con bue, il lattante con la vipera, il bimbo con il serpente. E’ un modo fantastico per dimostrare la pacificazione non solo tra le persone, ma anche della natura. Il testo ritorna sui popoli che si cercheranno reciprocamente, guidati dal re timoroso di Dio.

Il salmo conferma le virtù del re timoroso di Dio:

«Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.

Il suo nome duri in eterno,
davanti al sole germogli il suo nome.
In lui siano benedette tutte le stirpi della terra
e tutte le genti lo dicano beato».

Il brano della Lettera ai Romani esorta alla fratellanza non solo tra fratelli e sorelle ebraici, ma per tutti coloro che accetteranno la fede nel Signore Gesù:

«Accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi, per la gloria di Dio. Dico infatti che Cristo è diventato servitore dei circoncisi per mostrare la fedeltà di Dio nel compiere le promesse dei padri; le genti invece glorificano Dio per la sua misericordia, come sta scritto: Per questo ti loderò fra le genti e canterò inni al tuo nome».

Battesimo e conversione

Dal Vangelo di Matteo emerge la figura di Giovanni Battista. L’invito al Battesimo è un invito alla conversione. Nella storia della cristianità il battesimo è l’inizio e il segno dell’appartenenza alla Chiesa. Un rito semplice che, invocando il Padre, il Figlio e lo Spirito santo, accoglie solennemente la sequela del Maestro. E’ un atto solenne che, nell’antichità era riservato ai soli adulti, dopo il tempo si preparazione e di catechesi. Solo più tardi nel III secolo iniziò il battesimo dei piccoli, quando la maggior parte della popolazione dell’area del mediterraneo fino a Roma era diventata cristiana. Al gesto di purificazione con l’acqua segue il segno della consacrazione con il crisma. Un gesto che santifica la creatura, aggregandolo al popolo di Dio.

E’ una appartenenza stabile e solida che dura per tutta la vita. La responsabilità della crescita nella religiosità è affidata ai genitori, aiutati dai padrini. All’obiezione che solo da adulti si può scegliere di essere cristiani o no, la risposta è nella crescita e nell’educazione del neonato che è affidata la vita da adulti. Non si diventa autonomi e responsabili dimenticando i tempi della maturazione. L’inizio della vita e l’accudimento dei neonati fino all’autonomia sono affidati ai genitori che responsabilmente offrono ai propri congiunti le linee dei valori a cui credono.

7 Dicembre 2025 – Anno C
II Domenica di Avvento
(1ª Lett. Is 11,1-10. – Salmo 71 (72) –  2ª Lett. Rm 15, 4-9 – Vangelo Mt 3,1-12)