La dolcezza del Signore

La Liturgia di oggi offre una profonda riflessione sulla vita umana. E’ posta la domanda delle vicende quotidiane e il supremo principio di Dio. C’è molto affanno nel voler conoscere i misteri della vita, chiedendo risposte che nessuno può dare. Perché vivo, perché la mia vita è così come è? Che fine farò; che fine farà il mondo? Domande che portano addirittura a chiedere se Dio esiste e chi è esattamente è. Per secoli filosofi, letterati, gente comune si sono posti queste domande.

Il corpo appesantisce l’anima

Il Libro della Sapienza riporta a saggezza, anche se, all’apparenza può sembrare severo.

«I ragionamenti dei mortali sono timidi
e incerte le nostre riflessioni,
perché un corpo corruttibile appesantisce l’anima
e la tenda d’argilla opprime una mente piena di preoccupazioni.
A stento immaginiamo le cose della terra,
scopriamo con fatica quelle a portata di mano;
ma chi ha investigato le cose del cielo?».

Esiste un enorme divario tra le capacità umane e i misteri della vita. Gli scienziati si stanno ancora chiedendo spiegazioni sull’origine della terra e sul suo sviluppo. Se poi scendiamo alle vite singole i misteri si fanno più intensi. Non tutto è spiegabile alla mente umana perché limitata e soggetta al tempo. L’infanzia, l’adolescenza, la maturità, la vecchiaia portano domande diverse.  Il mistero di Dio è ancora più profondo. La sicurezza deriva dalla presenza dello Spirito di Dio che promette di non abbandonarci.

«Chi avrebbe conosciuto il tuo volere,
se tu non gli avessi dato la sapienza
e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito?
Così vennero raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra;
gli uomini furono istruiti in ciò che ti è gradito
e furono salvati per mezzo della sapienza».

La risposta è nella preghiera che lo stesso brano suggerisce:

«Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l’opera delle nostre mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda».

Non è un grido di disperazione, ma la presa di coscienza dei limiti umani. C’è chi non crede a nessun Dio; chi s’accontenta di una qualche entità, chi crede in Dio rivelato dal Signore Gesù.

La dolcezza del Signore

Occorre una fede sicura e capace di sovrastare le piccole e grandi preoccupazioni della vita:

«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo». Le parole esprimono esagerazione; è un modo di dire. Significano che occorre una fiducia vera e profonda. I dubbi rimangono, ma appellano alla fede di qualcuno che ne prenda carico. Da qui l’invocazione alla dolcezza di Dio. Il Signore Gesù ha promesso di non abbandonarci. La Chiesa, da sempre, ha creduto nella presenza del Signore. Una presenza forte e vera con l’Eucarestia. San Paolo, ricorda le parole di Gesù, «Fate questo in memoria di me» sulla benedizione del pane e del vino, nell’ultima cena.

Noi cristiani celebriamo ogni domenica la Messa per ricordare la vita del Signore e i suoi insegnamenti. Nella Messa il popolo del Signore si raduna, ascolta la parola sacra, riceve l’Eucarestia, ringrazia il Signore e ricorda tutti i suoi morti. E’ il segno e il modo di dichiararsi cristiani, fedeli alla parola del Signore.

7 Settembre 2025 – Anno C
XXIII Domenica Tempo ordinario
(1ª Lett. Sap 9,13-18 – Salmo 89 (90) – 2ªLett. Fm 1,9b-10.12-17