Il tema di questa domenica può essere sintetizzo con la complessità della fede cristiana. Viviamo una dimensione universale: le connessioni tra popoli, pensieri religiosi, artistici, culturali, scientifici inondano la nostra vita. Siamo costretti a selezionare, scegliere, decidere. Se tale circostanze creano dubbi e incertezze, il vantaggio della nostra epoca è di avere riferimenti, tradizioni che ci costringono a selezionare.
Le tracce di Dio
Il brano del Profeta Isaia rassicura che la parola di Dio lascia tracce che oltrepassano tempi e luoghi.
«Come la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
[…] così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».
E’ la sicurezza di chi ha fede, nonostante la complessità della vita. La domanda è perché questa parola ha attraversato millenni e, nonostante i modi di raccontarla, ancora è esplicita e accoglibile.
La risposta migliore consiste nel constatare che la religiosità ebraico-cristiana affronta la storia dell’umanità nella dimensione fisica e spirituale, di corpo e di anima.
L’esperienza umana vive della duplice faccia di essere precaria ed eterna, occasionale e gestibile.
Ma anche singola e collettiva.
Anche la natura risponde al disegno di qualcuno che ha reso vivibile la terra, in un complesso di circostanze che è sorgente di meraviglia.
«Coroni l’anno con i tuoi benefici,
i tuoi solchi stillano abbondanza.
Stillano i pascoli del deserto
e le colline si cingono di esultanza.
I prati si coprono di greggi,
le valli si ammantano di messi:
gridano e cantano di gioia!».
La strada, i sassi, i rovi, il terreno buono
Il Vangelo, con immagine comune, quale la seminatura, invoca la risposta al messaggio cristiano. Il seme incontra la strada, i sassi, i rovi, il terreno buono. La parabola invoca la risposta alle condizioni che il messaggio può trovare. C’è chi non accetta il messaggio cristiano (la strada). La strada indica i motivi che impediscono la fede; possono essere molti: delusione, esperienze negative, scandali o semplicemente indifferenza. I sassi richiamano la superficialità della fede. Questa condizione può essere sintetizzata nelle forme devozionali: estemporanee, per tradizione, per storia infantile, per motivi che non hanno radice. Spesso per abitudine, con ricordi dell’infanzia, di qualche esperienza che ha prodotto emozioni, anche se non ha coinvolto profondamente la fede. I rovi richiamano le difficoltà della fede; per i dibattiti della scienza, per la non spiegazione del male nel mondo, per insoddisfazione della propria vita. Per una forma di inquietudine: ingiustizie, irriconoscenze, tristezze, vuoti di esistenza. Infine la fede proclamata e accolta. Non garantisce felicità, ma offre prospettive per l’esistenza e per il futuro. Le condizioni di insicurezza e di tranquillità di certezze e di dubbi si intrecciano nella vita. A volte a periodi dell’esistenza, spesso in contemporanea. La vita fisica influisce nella fede e in qualche modo la determina: anche se a momenti più o meno lunghi. Senza dimenticare che le fasi della vita offrono modi di credere in maniera diversa; a volte in evoluzione, a volte in difficoltà. Sorge il problema dei nodi della verità evangelica. Senza ombra di dubbio è la fede in Dio e la fratellanza tra le creature umane. I Vangeli ritornano spesso nel fondamento della fede cristiana, con la regola d’oro. La preghiera del Padre Nostro ne è il segno splendente. Sono riferimenti generali che non sempre riescono a definire la via giusta per singoli quesiti. L’aiuto del Magistero, la fede del popolo, la tradizione aiutano a dissipare dubbi e incertezze. La stessa dottrina, con il proprio approfondimento, aggiorna quesiti e risposte.
12 Luglio 2026 – Anno A
XV Domenica Tempo ordinario
(1 Lett. – Is 55,10-11 – Salmo 64 (65) – 2 Lett. Rm 8,18-23 – Vangelo Mt 13,1-23 )