“Imparate da me, che sono mite e umile di cuore”

Il tema di questa settimana è la mitezza e l’umiltà di cuore di Gesù, l’Evangelista Matteo racconta il messaggio e i comportamenti del Maestro.

Il dominio da mare a mare

Nella prima Lettura si evidenzia il limite dello stesso profeta Zaccaria.
In un primo messaggio parla di umiltà
«Ecco, a te viene il tuo re.
Egli è giusto e vittorioso,
umile, cavalca un asino,
un puledro figlio d’asina».

Subito dopo contraddice questa visione evidenziando guerra e conquiste. Pur annunciando la pace invoca il dominio sulla terra:
«il suo dominio sarà da mare a mare
e dal Fiume fino ai confini della terra».

Si invoca così il potere di Israele. E la contraddizione della visione ebraica. Da una parte la fiducia in Dio, commista alla grandezza del popolo, fino alla conquista totale del territorio. E’ la storia del popolo che invoca il suo Dio non disprezzando guerra e conquiste. Una maledizione che accompagna quella terra martoriata; promessa ma fin dall’inizio e conquistata con guerre crudeltà.

Devi essere distrutta

Le parole di alcuni salmi destano dispiacere:
«Sia confuso e svergognato chi gode della mia sventura,
sia coperto di vergogna e d’ignominia chi mi insulta». (Salmo 35)

«Figlia di Babilonia, che devi essere distrutta, beato chi ti darà la retribuzione del male che ci hai fatto! Beato chi afferrerà i tuoi bambini e li sbatterà contro la roccia! » (Salmo 137)

«Signore, non soddisfare i desideri degli empi,
non favorire le loro trame.
Alzano la testa quelli che mi circondano,
ma la malizia delle loro labbra li sommerge.
 Fà piovere su di loro carboni ardenti,
gettali nel bàratro e più non si rialzino.
Il maldicente non duri sulla terra,
il male spinga il violento alla rovina». (Salmo 140)

Una religiosità chiusa al proprio Dio al quale si chiede aiuto e vendetta. Il perdono non è nemmeno accennato: l’attenzione è posta esclusivamente al proprio popolo, delineando una frattura insanabile con la visione di Gesù.

Mite e umile di cuore

Gesù era ebreo fin dalla nascita, frequentava la sinagoga, era obbediente ai precetti della religione, offre una visione diversa e non paragonabile alla mentalità ebraica. «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Non sono solo parole, ma anche atteggiamenti di vita: frequenterà i villaggi, tornerà nel Tempio di Gerusalemme, ma il messaggio è altro. Non più odio e vendetta, ma un orientamento che invoca rispetto e tenerezza. Sarà condannato e crocifisso senza invocare il male ai suoi amici, ma affidandosi a Dio perché lo liberi dal male. La grandiosità del cristianesimo è nella caratteristica di una proposta religiosa, senza vendette e violenze. Le invocazioni ai poveri e ai derelitti si traducono in atteggiamenti personali e collettivi di vicinanza e di perdono. L’universalità del Dio cristiano non è adesione ad una dottrina, ma alla concezione della vita in rapporto a Dio e a tutti quanti seguiranno il Messia.

5 Luglio 2026 – Anno A
XIV Settimana tempo ordinario
(1ª Lett. Zc 9,9-10 – Salmo 144 (145) – 2ª Lett. Rm 8,9.11-13  – Vangelo Mt 11,25-30)