Il tema di questa domenica, considerati i tempi che il mondo riserva, pieni di guerre, di disuguaglianze e di morti, può essere incentrato nel tema dell’eternità.
Diaconi
Gli Atti degli Apostoli, nella prima Lettura, raccontano l’istituzione dei diaconi. Li enumerano per nome identificandoli come persone aiutanti del Vescovo con due impegni: aiutarlo nelle celebrazioni liturgiche, destinandoli alla cura delle persone in difficoltà. All’inizio delle prime comunità l’autorità indicata è il Vescovo: quando le comunità diventeranno numerose, si aggiungeranno i presbiteri, che oggi chiamiamo preti. L’istituzione dei diaconi, nel tempo avrà andamenti diversi: dall’essere importanti, fino a diventare, qualcuno Papa e anche quasi a scomparire.
Con il Concilio di Trento il diaconato sarà interpretato come funzione necessaria prima del sacerdozio. La discussione recente è se le donne possono diventare diaconi. Per ora, nonostante commissioni di studio con membri che si orientavano a dichiarale possibili, di fatto il magistero non ha permesso l’ordinazione diaconale alle donne. In realtà alcuni dubbi ancora persistono. Il can. 517 del Codice di diritto canonico, nel paragrafo 2 scrive: «A causa della scarsità di preti, il Vescovo può affidare una partecipazione nell’esercizio della cura pastorale a un diacono, a una persona non sacerdotale (laico/a) o a una comunità. In questo caso, il Vescovo deve nominare un sacerdote moderatore che, con la potestà e le facoltà di parroco, dirige la cura pastorale». Funzioni che possono svolgere persone che non si differenziano da quelle di un diacono, non facendo differenziazione tra uomini e donne, ma che in realtà hanno diaconali. Il Concilio Vaticano II ha insistito per il diaconato permanente, con “uomini sposati”, purché abbiano il consenso della moglie: dettagli che suggeriscono un dibattito teologico ancora non definitivo.
Il Vangelo di Giovanni esplicita in modo forte e chiaro la dimensione ultraterrena della dimensione religiosa. L’inizio è la rassicurazione della vita ultraterrena: «Quando andrò e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via. Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».
Il sapere e il bene
Il Vangelo offre la dimensione dell’opera di Dio. E’ la dimensione reale della missione di Cristo: desiderato come profeta, come liberatore dal dominio straniero, come taumaturgo egli rivela il volto di Dio. Una dimensione che stenta ad esser accolta dalla cultura moderna, concentrata nel mondo. La visione spirituale non prescinde dalla realtà mondana, ma le offre la dimensione continuativa della vita.
I dubbi spesso attanagliano con la domanda “che sarà di me dopo la morte: esiste una realtà oltre la dimensione umana?» Molti rispondono negativamente. La fede in Cristo rassicura con le parole: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore».
Oltre la fede, riflettendo alla vita di ogni giorno, si percepisce la continuità della vita nella dimensione spirituale. Questa presenza di infinito e di eterno è sperimentato in ogni vita. C’è nella vita umana il desiderio dell’infinito nella ricerca, nella scienza, nell’arte. Si esprime una capacità che chiamiamo cerebrale, ma che esplode in continuazione, con il desiderio di chiedere, sperimentare: ciò che chiamiamo conoscere. Non è solo istinto, è anche metodo, razionalità, insistenza, voglia di superare ciò che si sperimenta. Un moto che attraversa l’umanità, in continuo, senza limiti.
Anche attraverso la libertà la volontà cerca e desidera ciò che chiamiamo bene, personale e collettivo. Uno sforzo di benessere che sappia distinguere bene e male, vizi e virtù. La fede cristiana apprezza e insiste nelle facoltà che sono segno e inizio dell’infinito e dell’eterno. Gesù ha detto che questa ricerca può essere compiuta in chi ha la pienezza del vero e del bene; offre la continuità della finestra della vita umana per espandersi nell’infinito di una eternità che è dono di Dio.
3 Maggio 2026 – Anno A
V Domenica di Pasqua
(1ª Lett. At 6,1-7 – Salmo32 (33) – 2ª Lett. 1Pt 2,4-9 – Vangelo Gv 14,1-12)