Terminate le feste pasquali, la liturgia della Trinità è celebrata come conclusione e anche riflessione del mistero divino. La Scrittura parla esplicitamente oltre che di Dio Padre, del Figlio e dello Spirito. Nei secoli la discussione sulla Trinità è stata ampia, piena di riflessioni, alcune delle quali definite come eresie. Nel tempo si è fatta chiarezza sulla natura di Dio che si è manifestato nelle tre persone della Trinità.
Già nei Vangeli – si pensi al termine del Vangelo di Matteo – la conclusione è esplicita “battezzate nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito santo” rivolgendovi a tutti i popoli della terra. Il mistero della Trinità è stato da sempre fonte di riflessione. Per la liturgia orientale è prevalsa l’attenzione all’unicità di Dio; la Chiesa latina ha insistito della cristologia.
Le tre figure di Dio sono state interpretate in maniera diversa e anche contraddittoria: recentemente l’attenzione maggiore è stata dedicata alla figura di Cristo con moltissime interpretazione. Eresie che negavano l’umanità di Cristo (Docetismo), con due nature, una umana, e l’altra divina (Nestorio), con la prevalenza di quella divina (monofisismo) o di semplice umanità (arianesimo).
Fu il concilio di Nicea nel IV secolo (325) a definire Cristo con un’unica persona e due nature. Le difficoltà emergevano dalle influenze filosofiche del tempo tra l’impostazione orientale e quella latina. A differenza del Credo Costantinopoli che affronta il tema della natura di Cristo, il Credo apostolico descrive la vita di Dio, senza impegnarsi nella spiegazione della natura di Dio.
In termini di fede il credo apostolico è preferibile, date le difficoltà di interpretazioni delle categorie metafisiche non conosciute dalla fede dei cristiani di oggi.
Dio crea, Dio salva, Dio consola
La lettura recente di alcuni teologi è arrivata a leggere la Trinità come “Dio crea, Dio salva, Dio consola”, senza interferire su spiegazioni filosofiche. Che Dio sia il creatore è di facile intuizione. Il Cantico del Libro di Daniele della seconda Lettura è un inno poetico ed espressivo:
«Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri. .
Benedetto il tuo nome glorioso e santo.
Benedetto sei tu nel tuo tempio santo, glorioso.
Benedetto sei tu sul trono del tuo regno.
Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi
e siedi sui cherubini.
Benedetto sei tu nel firmamento del cielo».
E’ la risposta alla grandezza del mondo, delle sue creature umane e di tutta la terra. Un principio che ha saggiamente dato spessore al valore della vita, destando meraviglia e gratitudine. Il titolo di Padre, suggerito da Gesù, ha esplicitato i sentimenti di gratuità e di gioia della vita.
Lode e gratitudine
Il saluto della Lettera di San Paolo ai Corinti riassume in parole dirette il mistero della Trinità.
«La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi».
Raccoglie in poche parole il mistero divino, in segno di gratitudine, di lode e di speranza. Il Vangelo di Giovanni accentra l’attenzione in Gesù che, vissuto da uomo, ha narrato il mistero di Dio. Un memoriale che orienta alla salvezza, al perdono e alla felicità. La creazione pensata come meraviglia è stata dotata da leggi predestinate per la natura animale e vegetale; alle creature umane della libertà.
La presenza di Gesù è stata necessaria per sanare gli errori delle libertà, ridando fiducia e speranza nel perdono di Dio. Il Nazareno esprime in maniera umile la grandezza del cuore umano, vivendo una vita semplice anche se non misera, dettando consigli per l’autentica felicità, in attesa della visione di Dio che attende l’umanità intera.
Un esempio al quale ogni creatura può fare riferimento, senza pregiudizi e condanne. Un sogno che porta pace, benessere, felicità.
31 Maggio 2026 – Anno A
Festa della Trinità
(1ªLett. Es 34,4b-6.8-9 – Salmo Dn 3,52-56 – 2ª Lett. 2Cor 13,11-13 – Vangelo Gv 3,16-18)