“Il fascino dell’incontro…” – Articolo tratto da Lettera da CAPODARCO N.0/Rubrica Dimmi di PSì

di Lorena Cionfrini

-Negli anni, nell’incontro quotidiano con l’altro, mi sono spesso imbattuta in una miriade di domande. Ma una fra tutte è tornata ciclicamente ed in diverse forme: “Ma dottorè, come te ne va de sta a sentì sempre sta roba?”. La mia risposta è stata un accenno di sorriso, percependo come le persone, più o meno, scherzosamente, intuiscano l’onere, le competenze, l’impegno e le responsabilità che richiedono le professioni di cura. La questione però merita una riflessione maggiore: questo è lo spazio giusto per tentare una risposta

Il mio lavoro si propone innanzitutto di mettere a disposizione uno spazio protetto e privo di giudizio dove chiunque possa portare la propria storia, manifestando i propri pensieri ed emozioni più profonde. È evidente come ciò possa avvenire solo a seguito della costruzione di una solida alleanza terapeutica, fondata sul fidarsi e sull’affidarsi, in cui ci si riconosca nei ruoli e nelle competenze in modo chiaro e non ambiguo. In tale contesto, l’ascolto non è più il semplice sentire aneddoti ed opinioni dell’altro, ma diviene strumento di attenzione, soprattutto del non detto, del simbolico, di ciò che si fa fatica ad esprimere, affinché ci si possa sentire riconosciuti. Questo primo passo del processo terapeutico si snoda in un tempo di cura soggettivo, dove ognuno deve trovare “il proprio passo” in modo che realmente si possa affrontare la ridefinizione di se stessi. Altresì tale percorso non è lineare e va incontro a fasi alterne, momenti dinamici ed altri di stasi, dove la relazione fa da sostegno alle incertezze ed alle paure. L’elaborazione dei vissuti è una fase dolorosa, a volte dirompete che però, a mano a mano che procede, fa scorgere nuove prospettive, possibilità, potenzialità e risorse che mai prima d’ora erano emerse.

Nasce così anche la consapevolezza di padroneggiare nuovi strumenti per vivere l’oggi ed affacciarsi al domani, grazie al dialogo e all’incontro dialettico percorso, ma mai giunto alla sua fine. Il motivo che mi spinge ogni giorno ad essere motivata ad affrontare il difficile compito dell’accogliere, è sostenuto dal fascino dell’incontro che porta al cambiamento, dall’arricchimento e dalla crescita personale ed esistenziale vicendevole all’interno di una relazione di cura.

La psicologa Cionfrini risponde alle vostre domande. Scrivete un messaggio a: redazione@comunitadicapodarco.it con oggetto “Dimmi di PSi” 

 

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Argomenti: Sanità