Il dono della libertà

La liturgia di oggi può essere interpretata come dono della libertà. Sembra improprio parlare di libertà quando si indicano comandi e precetti. Eppure gli errori e le contraddizioni sono sintomo di limiti e di imperfezioni. Occorre sicuramente una visione ampia e autentica della vita umana. Le possibilità dell’esistenza offrono sempre e comunque delle alternative: quotidiane, importanti, a lungo termine. Si tratta di saper vivere con saggezza e responsabilità. Il libro sapienziale del Siracide suggerisce indicazioni profonde: se accolte donano libertà e felicità. Indicano, con parole esplicite, l’alternativa che è posta a ciascuno nella vita. “A ciascuno sarà dato ciò che a lui piacerà” suggerisce il testo. Il problema è comprendere che cosa è importante per raggiungere la felicità. La chiusa del brano è di grande saggezza: “A nessuno ha comandato di essere empio, e a nessuno ha dato il permesso di peccare.”

La libertà

«Se vuoi osservare i suoi comandamenti,
essi ti custodiranno;
se hai fiducia in lui, anche tu vivrai.
Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua:
là dove vuoi tendi la tua mano.

Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, il bene e il male:
a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà.
Grande infatti è la sapienza del Signore;
forte e potente, egli vede ogni cosa.

I suoi occhi sono su coloro che lo temono,
egli conosce ogni opera degli uomini.
A nessuno ha comandato di essere empio
e a nessuno ha dato il permesso di peccare».

Le parole del Salmo suggeriscono la fragilità della condizione umana. Per questo motivo si invoca la preghiera: “Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge e la osservi con tutto il cuore”. Una intelligenza capace di comprendere ciò che è bene e ciò che è male: l’obiettivo rimane l’autentica felicità.

La verità

Il brano del Vangelo di Matteo è la continuazione delle beatitudini. Il Maestro, nella sua grandezza, approfondisce i termini del decalogo. Le parole dell’evangelista combattono il formalismo che spesso si adopera per non arrivare al fondo delle indicazioni evangeliche. Si tratta di allargare lo sguardo al significato di un’etica autenticamente “nuova” e portatrice di verità.

Questo approfondimento combatte da una parte la superficialità spesso presente nei giudizi delle proprie azioni. Non si possono liquidare i comandamenti di non uccidere, di non rubare, di non dire falsa testimonianza con una coscienza non corretta e, come dicevano gli antichi moralisti “crassa e supina”. Tradotta la formula con una coscienza “superficiale e autoassolutoria”. Si potrebbe paragonare alla coscienza di “fanciulli” che non rubano, non uccidono, dicono soltanto qualche piccola bugia innocua.

Il mondo è cambiato: planetario, materialista, egocentrico. Senza il desiderio della perfezione dell’anima, si rimane in mondi ancestrali, oramai lontani e inesistenti. Le indicazioni evangeliche vanno collocate nella storia dei singoli e dei popoli. Solo la raffinatezza delle coscienze produce la convivenza pacifica e degna dell’umanità. La libertà autentica si colloca nello sforzo di calare le indicazioni della Scrittura e del Signore Gesù nella quotidianità e nella storicità delle esistenze.

Comprendere che essere umili, misericordiosi, benevoli, fedeli, portatori di pace aiuta all’autentica identità di esseri umani che superano gli istinti dei sensi e realizzano il regno di “amore e di pace”.


15 Febbraio 2026 – Anno A
VI Domenica del tempo ordinario
(1ª Lett. Sir 15,16-21 – Salmo118 (119) – 2ª Lett. 1Cor 2,6-10 – Vangelo Mt 5,17-37)