Il battesimo, segno dell’appartenenza

Subito dopo le feste natalizie riguardanti la nascita di Gesù, la liturgia suggerisce il Battesimo del Salvatore. C’è un lungo spazio di tempo tra la sua nascita a cui fa riferimento il Vangelo di Matteo e il  battesimo di Giovanni nel fiume Giordano. In realtà questa occasione è data dalla consuetudine di battezzare i bambini che solo nel III-IV inizia: nelle primissime comunità cristiane erano gli adulti convertiti che si battezzavano.

Il battesimo

La descrizione del Salvatore offerta dal profeta ha caratteristiche ben precise:

«Non griderà né alzerà il tono,
non farà udire in piazza la sua voce,
non spezzerà una canna incrinata,
non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta;
proclamerà il diritto con verità.
Non verrà meno e non si abbatterà,
finché non avrà stabilito il diritto sulla terra,
e le isole attendono il suo insegnamento».

Lo stesso testo aggiunge:

«ti ho chiamato per la giustizia
e ti ho preso per mano;
ti ho formato e ti ho stabilito
come alleanza del popolo
e luce delle nazioni,
perché tu apra gli occhi ai ciechi
e faccia uscire dal carcere i prigionieri,
dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre».

La figura del Salvatore è umile, attenta, generosa, richiedente giustizia, per offrire pace. Il battesimo per i cristiani è il segno dell’appartenenza. Non può essere ripetuto perché imprime, secondo la dottrina dei teologi, iniziata da S. Agostino, il “carattere” (impronta) che garantisce la presenza di Dio anche quando, il battezzato, da adulto, rinuncerà a questa sua appartenenza.

La richiesta di “sbattezzo” non ha senso perché il sacramento celebrato non può essere cancellato. Una nota sul libro dei battezzati dichiarerà la richiesta di sfiducia: saranno proibiti, di conseguenza, i sacramenti e la sepoltura ecclesiastica.

Impegni di vita

IL battesimo è invece la prospettiva di una spiritualità che crede nella Trinità e si impegna a seguire i dettami evangelici nella vita. Il rito è semplice, con il versamento dell’acqua sul neonato, accompagnato dalle parole chiare “Io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo”. La cerimonia prevede l’unzione degli oli dei catecumeni, la vesta bianca, il crisma, l’accensione della candela dal cero pasquale e, infine,  la benedizione speciale per i padri e le madri. Non sempre questo sacramento è valutato nel percorso della vita. S. Benedetto raccomandava di insegnare già ai piccolissimi, le prime verità del cristiano.

Purtroppo recentemente c’è un evidente abuso dell’appartenenza cristiana. Posizioni che sono lontane dallo Spirito del Vangelo e di tutta la Scrittura. Non si può essere  colonialisti, irrispettosi della dignità delle persone, materialisti, superficiali. L’essere cristiano  è un impegno serio perché, al di là del culto, la richiesta è di una vita umile, attenta ai bisogni di tutti.

Anche all’interno della Chiesa non sempre il “sacerdozio dei fedeli” è rispettato. Regole ecclesiastiche che non hanno ancora superato, riguardo ai fedeli, il titolo di “sudditi”: un’assurdità che richiama le organizzazioni regali o imperiali della storia. Il recente Sinodo, non ancora terminato, raccomanda compartecipazione, oltre l’ascolto e la ricerca di nuovi equilibri, contro storture ed esagerazioni. Una prospettiva richiamata  per  tutti i membri della Chiesa nelle relazioni interne e verso il mondo.

La prospettiva evangelica è talmente soave che è difficile incontrare altre religiosità così attente alle esigenza  umane e spirituali.

11 Gennaio 2026 – Anno A
Battesimo del Signore
(1 ª Lett. Is 42,1-4.6-7 – Salmo 28 (29) –  2 ª Lett. At 10,34-38 – Vangelo Mt 3,13-17)