Gesù e il suo messaggio “intriso di umanità e divinità”

Nell’imminenza del Natale, la liturgia offre l’antefatto della sua nascita. Il racconto è debitore del profeta Isaia «Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele».

Emmanuele

Matteo, l’autore del Vangelo, si rivolge a ebrei seguaci di Gesù. E’ molto attento a quanto gli scritti hanno proclamato per la venuta del Messia. Un personaggio molto desiderato e atteso, capace di garantire pace e salvezza. Tale salvatore si chiamerà Emmanuele (Dio con noi). L’attenzione spesso è posta a Maria e al suo concepimento. Nella tradizione ebraica la consuetudine voleva che trascorresse un anno dal contratto del matrimonio alla coabitazione degli sposi. Matteo segue lo schema preposto anche per altri personaggi storici della Bibbia: la nascita di Isacco, la vocazione di Mosé, la missione di Sansone, la nascita di Giovanni Battista. Lo schema è sempre lo stesso: presentazione dei personaggi, apparizione di un messaggero celeste, annunzio, obiezione, risposta chiarificatrice, segno, scomparsa dell’angelo. Le narrazioni non si preoccupano dei dati storici ma sottolineano l’annuncio religioso.

Nel caso di Gesù il vero annuncio è “Dio con noi”. Che questo evento sia avvenuto per opera di Dio è l’altro elemento che descrive l’’intervento divino. A proposito della verginità gli studiosi hanno fatto notare che la parola ebraica almah, che significa fanciulla, sia stata tradotta in greco con parthenos, vergine, per avvalorare la nascita speciale di Gesù. L’obiettivo delle scritture è dichiarare che l’evento del Nazareno ha una portata che va oltre l’umanità. La stessa figura di Giuseppe è descritta come uomo “giusto”, colui che è obbediente al disegno divino. La nascita è solo l’inizio di chi è il vero salvatore. Soltanto dalle sue parole e dal suo stile di vita è possibile dedurre la sua origine divina.

Figlio di Dio

L’apostolo Paolo, con il suo stile teologico, all’inizio della Lettera ai Romani, riassume la figura e la storia di Gesù. «Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio – che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture e che riguarda il Figlio suo, nato dal seme di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dei morti, Gesù Cristo nostro Signore; per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia di essere apostoli, per suscitare l’obbedienza della fede in tutte le genti, a gloria del suo nome, e tra queste siete anche voi, chiamati da Gesù Cristo -, a tutti quelli che sono a Roma, amati da Dio e santi per chiamata, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo!»

Paolo crede che Gesù, nato ebreo, è il Figlio di Dio, morto e risorto. Gli apostoli sono chiamati ad annunciare ciò che ha lasciato detto. E’ la fede della primitiva comunità cristiana, a Roma o a Gerusalemme: il dono è frutto della grazia divina. Il cuore dell’annuncio si riduce alla fede ad un uomo, nato a Betlemme, vissuto oltre duemila anni fa che rivela il vero volto di Dio, perché fa parte della divinità. Le obiezioni sono infinite: la nascita miracolosa, il suo linguaggio, la fine della vita, la sua risurrezione. Una certezza non è opponibile: il suo messaggio è intriso di umanità e di divinità. Si percepisce una continuità tra l’umano e l’extra umano. Ha dato indicazione per superare la limitatezza umana, valorizzando l’aspirazione all’immortalità. Ha apprezzato i doni della natura, non trascurando chi era meno attendibile; ha operato in umiltà. Ha lascito scritto la guida di una convivenza pacifica. Chi avrebbe potuto dire “siate umili, miti, consolatori, giusti, misericordiosi, sinceri, pacifici, fedeli. Non solo: ha offerto la prospettiva dell’immortalità, a partire dalla bontà di Dio nella creazione, indicando l’origine e la fonte del Dio premuroso e paziente.

Il salmo esprime con parole poetiche:

«Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l’ha fondato sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito.
Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli».

E’ possibile pregare con l’espressione suggerita dalla liturgia:

«O Dio, Padre buono,
che hai rivelato la gratuità e la potenza del tuo amore
nel silenzioso farsi carne del Verbo nel grembo di Maria,
donaci di accoglierlo con fede
nell’ascolto obbediente della tua parola».

21 Dicembre 2025 – Anno A
IV Domenica di Avvento
(1Lett. Is 7,10-14 – Salmo  23 (24) – 2 Lett. Rm 1,1-7– Vangelo Mt 1,18-24)