“Fate questo in memoria di me”

Dopo la festa della Trinità prosegue la festa della presenza di Cristo, tramite il ricordo della cena di cui ha parlato lo stesso Vangelo di Luca: «Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi».

San Paolo ripete, nella prima Lettera ai Corinti, la stessa indicazione: «Poiché ho ricevuto dal Signore quello che anche vi ho trasmesso, cioè che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo ruppe e disse: “Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. Nello stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: “Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me”. Poiché ogni volta che voi mangiate questo pane e bevete di questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga».

Nei secoli il rito dell’Eucarestia si è articolato nella Messa che, pur nelle trasformazioni vissute nel tempo, sono rimaste sempre riferite alla presenza di Gesù. E’ dunque un rito di comunione di Cristo celebrato dalla Chiesa, fin dalle origini. Il simbolismo è forte perché l’analogia è tra il mangiare e il bere, riferito alla presenza di Gesù. Il corpo e il sangue esprimono la pienezza della presenza di Dio in mezzo al suo popolo. L’Eucarestia si è espressa nel tempo in molti modi. Il momento solenne è la celebrazione della Messa nella quale il popolo di Dio si raduna nel nome di Cristo, recita le verità della fede con il Gloria e il Credo, ascolta la parola di Dio con le letture, commenta i brani con l’Omelia, seguono le offerte del pane e del vino,  la lode con il prefazio, le parole della consacrazione, l’intercessione per i pastori e per i defunti, fino alla distribuzione dell’ostia e i riti finali di benedizione.

Altri modi di celebrazione sono dedicati all’adorazione, alle benedizioni eucaristiche, alle processioni, ai momenti dolorosi del viatico. I significati profondi della celebrazione eucaristica sono il ritrovarsi dell’intero popolo che celebra il momento centrale della presenza di Dio con il mistero di Cristo. I simboli sono il nutrimento, ma anche il sacrificio che è stato donato. In qualche modo si ripete il mistero della redenzione operata da Cristo.

La presenza di Dio è manifestata in molti modi, con la lode, con le offerte, con i canti, con le intenzione ai propri cari, compresi i defunti. L’eucarestia diventa così il momento centrale del mistero cristiano che mette insieme la fede cristiana, la presenza di Dio, l’impegno ad una vita santa. Nonostante la sacralità dell’Eucarestia la sua continua riproposizione tende a diventare abituale, con il ripetersi mnemonico e non partecipato.

Un grande teologo ha scritto che, nel tempo moderno, non abbiamo inventato alcuna celebrazione religiosa, rifugiandoci oltre misura all’Eucarestia. L’attenzione all’omelia, ai tempi e ai modi della celebrazione, l’eccesso interesse per il rito rischiano di far dimenticare il profondo significato della celebrazione eucaristica. E’ il mistero centrale della rivelazione di Dio, tramite Gesù, della sua redenzione e della prospettiva soprannaturale che non bisogna mai dimenticare.

Con parole poetiche l’inno eucaristico ha espresso questi sentimenti:

«Tu non vedi, non comprendi,
ma la fede ti conferma,
oltre la natura.

È un segno ciò che appare:
nasconde nel mistero
realtà sublimi.

Ecco il pane degli angeli,
pane dei pellegrini,
vero pane dei figli:
non dev’essere gettato.

Buon pastore, vero pane,
o Gesù, pietà di noi:
nùtrici e difendici,
portaci ai beni eterni

 

7 Giugno 2026 – Anno A
Festività Corpus Domini
(1ªLett. Dt 8,2-3.14b-16° – Salmo 147 – 2ª Lett. 1Cor 10,16-17 – Sequenza. –  Vangelo Gv 6,51-58)