La Liturgia di questa domenica inizia a tessere quella che sarà la storia del cristianesimo, quando il Signore Gesù non ci sarà più.
Ebrei e cristiani
La prima Lettura insiste nelle relazioni tra Dio e il popolo ebraico. Dopo aver ricordato l’uscita dal deserto dell’Egitto, il libro del Deuteronomio conferma il rapporto privilegiato tra il Dio di Israele e il suo popolo: «Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all’Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatti venire fino a me. Ora, se date ascolto alla mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me una proprietà particolare tra tutti i popoli; mia infatti è tutta la terra! Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa». Un modo esplicito e comprensibile del rapporto tra Israele e il suo Dio. Gesù partirà da questa promessa di “alleanza” e la rivolgerà a tutti i popoli. La novità del Nazareno è in questa capacità di allargare la sua missione al mondo intero, pur non disconoscendo l’origine della sua fede. «Gesù disse ai suoi discepoli: “Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento”». C’è dunque nello stesso messaggio evangelico la coscienza della continuità, ma anche della diversità.
Questo processo porterà a molti problemi nella storia della religiosità ebraico-cristiana, con sottolineature anche molto pesanti. Fino a pochi anni fa nella preghiera della Settimana Santa si pregava per i “perfidi ebrei”. Fu il Papa Giovanni Paolo II ad abolire la preghiera; dall’altra parte la religiosità ebraica non ha mai permesso che Gesù fosse riconosciuto “figlio di Dio”. Una differenza profonda tra le due religioni ebraica e cristiana è nell’universalità della seconda, mentre la religiosità ebraica sarà unica. Ebrei si nasce da vincoli materni e il suo popolo si identifica da questa priorità. La religione cristiana allarga il concetto di Dio e lo riversa a tutti popoli. I vangeli sono testimoni coerenti in questa visione. Offrono una prospettiva diversa del Dio che è chiamato padre e quindi creatore e tutore di ogni essere umano. Senza distinzioni di età, di censo, di cultura. Da qui l’universalità della fede senza altra distinzione.
Il Salmo risponde a questa universalità.
«Riconoscete che solo il Signore è Dio:
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo.
Perché buono è il Signore,
il suo amore è per sempre,
la sua fedeltà di generazione in generazione.
Chiamati i discepoli
L’evangelista Matteo introduce i nomi degli Apostoli. Il suo commento vuole spiegare il perché della missione degli Apostoli: «In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!». Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro il potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
Elenca dunque i nomi dei dodici: un numero simbolico perché richiama le dodici tribù di Israele. Li chiama per nome: Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì».
Le caratteristiche servono a dimostrare che nessuno è escluso: il pubblicano, il cananeo e il traditore. Nell’immediato la missione dei dodici è all’interno del popolo ebraico; sarà San Paolo nella celebre discussione di Gerusalemme con Pietro (il primo Concilio) che indicherà di rivolgersi anche ai pagani, lui che si dichiarava cittadino romano, pur essendo un rabbino.
La missione è l’annuncio allargando i compiti alla benevolenza verso chi ha bisogno, in termini spirituali, ma anche materiali: «Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni». L’impegno è definito. Spetterà alla Chiesa, nei secoli, a seguire quanto, per mano dei discepoli, è stato indicato dal Signore.
14 Giugno 2026 – Anno A
XI Domenica del tempo ordinario
(1 Lett. Es 19,2-6° – Salmo 99 (100) – 2 Lett Rm 5,6-11. – Vangelo Mt 9,36 – 10,8)