Siamo giunti alla fine dell’anno liturgico. Domenica prossima è la festa di Gesù, re dell’universo pone a coronamento della liturgia annuale. Poi, a Dio piacendo, ricominceremo l’anno con l’Avvento, il periodo di preparazione al Natale.
Il giorno rovente
I testi biblici annunciano la fine del mondo. Il profeta Malachia esprime l’evento con parole chiare:
«Ecco: sta per venire il giorno rovente come un forno. Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno, venendo, li brucerà – dice il Signore degli eserciti – fino a non lasciar loro né radice né germoglio». Con lo stile concreto dell’esperienza l’immagine del fuoco è portatrice di distruzione totale. Per questo sono aggiunte le parole “né radice né germoglio. Significano che non ci sarà futuro, per sempre. In contrapposizione, l’ultima frase è consolatoria: «Per voi, che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia». Contro il fuoco che distrugge, sorgerà dunque il sole che illuminerà la vita. In termini moderni, considerato il cambiamento climatico, qualcuno ipotizza la fine della terra. Si tratta di ipotesi e non di certezza. Sicuramente, trattandosi di fenomeni fisici, come è avvenuto un inizio, così arriverà la fine. La riflessione non può tradursi in forme depressive. E’ importante considerare la caducità del tempo e utilizzarlo nella maniera migliore possibile.
Il Salmo termina rassicurante:
«Risuoni il mare e quanto racchiude
il mondo e i suoi abitanti.
I fiumi battano le mani,
esultino insieme le montagne
davanti al Signore che viene a giudicare la terra.
Giudicherà il mondo con giustizia
e i popoli con rettitudine».
Nazione contro nazione
Anche il brano di Luca si riferisce alla fine del mondo con riferimento all’assedio e alla distruzione del Tempio. Ancora oggi si contemplano a Gerusalemme i ruderi del muro del pianto. Luca insiste sul caos delle persecuzioni. Descrive i momenti di terrore che potrebbero verificarsi:
«Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome».
Il tema della fine del mondo aiuta a vivere intensamente il tempo che il Signore concede alla vita. Si rimane frastornati di fronte alla vastità (relativa) di tutta la terra. Pensando ai continenti, ai miliardi di abitanti dei vari paesi si rimane sbigottiti perché padroni solo della propria vita. Che è possibile fare a fronte di problemi così vasti e profondi che coinvolgono la terra? La risposta si colloca alle proprie libertà: nessun individuo può essere il padrone del tutto. Per chi ha fede il pensiero va a Dio. I cristiani sono rassicurati per la presenza e l’amorevolezza di Dio Padre. Con un’attenzione propria dell’essere umano, ognuno è responsabile della propria condotta. Si ritorna così alla soggettività delle vicende.
I comportamenti umani possono allontanare o avvicinare la fine della terra. La natura ha un suo equilibrio e proprie leggi. Assecondarle senza violarle è l’impegno saggio. Se così non fosse si è in qualche modo responsabili della fine del mondo. Inutile arrampicarsi su teorie più o meno fantastiche e millenarie. Dio ha affidato la terra ai suoi abitanti: essi sono responsabili della cura del pianeta. Ogni singola azione va ad influire sulla tutela del creato oppure alla sua rovina. Da qui le conseguenze e il giudizio.
16 Novembre 2025 – Anno C
XXXIII Domenica del Tempo ordinario
(1ª Lett. Ml 3,19-20° – Salmo 97 (98) – 2ª Lett. 2Ts 3,7-12 – Vangelo Lc 21,5-19)