L’evangelista Matteo racconta l’inizio della missione di Gesù, con due precise indicazioni che non sono storiche, ma teologiche: il luogo e i destinatari della predicazione. E’ sottolineato il luogo d’inizio nella Galilea delle genti. Non più lo stretto villaggio di Nazaret, ma oltre il Giordano. Una collocazione geografica che vuole indicare una missione ampia, al di là dei confini delle tribù di Israele. Cafarnao è situata a nord del Lago di Tiberiade, al di là del fiume Giordano (territori attualmente della Siria).
Una grande luce
Non sono più in discussione gli antichi confini della Palestina: il sogno è l’espansione della terra benedetta da Dio, a iniziare da un luogo con tribù straniere. Il profeta sogna in termini religiosi, che non escludono la dimensione umana e terrena:
«Il popolo che camminava nelle tenebre
ha visto una grande luce;
su coloro che abitavano in terra tenebrosa
una luce rifulse».
Il tema è la liberazione, anche se l’intenzione del profeta parla anche di liberazione dall’oppressione vera per l’esilio. La liberazione non è solo politica, ma anche spirituale. La capacità del profeta è il coniugare insieme le vicende umane e storiche con la religiosità che in Dio troveranno la vera patria.Una religiosità profonda e sentita. Nella storia gli imperi umani e cristiani si confronteranno e, a volte, si confonderanno nella speranza che tutta la terra, con le sue organizzazioni umane, costituiranno un sacro impero.
Sono le vicende di secoli, a partire dalla rovina dell’impero romano, fino al dì sacro impero inseguito da Papi che, nello slancio della catechizzazione, intendevano porre la Chiesa come sintesi di ogni vicenda sociale. Il sorgere di strutture civili indipendenti, con proprie leggi, distingueranno definitivamente la dimensione religiosa da quella civile. Occorreranno secoli per ritrovare l’indipendenza delle strutture civili, diverse da quelle religiose.
Fortunatamente la storia ha portato alla sintesi odierna della separazione tra Stato e Chiesa, anche se le collaborazioni aiuteranno alla pacifica convivenza.
Ammirare la bellezza del Signore
Il Salmo è di una rara dolcezza:
«Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario».
La casa del Signore, nell’intenzione del profeta, è il popolo che riconosce Dio per la sua provvidenza.
La proposta di Gesù segue una strada molto diversa da quella imperiale. Sceglie come discepoli quattro pescatori: Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni sono i primi quattro: «Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono».
L’incoronazione dei suoi testimoni che saranno chiamati a ricordare il Maestro sono persone semplici, invitati mentre sono al lavoro vicino al lago di Tiberiade. La proposta è religiosa: “convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”. Un invito religioso, proposto senza incoronazioni e senza splendori. La missione è la buona novella, camminando da villaggio in villaggio. Senza sede, senza protettori né risorse economiche, senza richiami nobili e senza storia. Impressionante che l’inizio della nuova religione avvenga nella quotidianità più vera, con lavoratori, in sperduti villaggi di terre anonime. La promessa della missione è l’annuncio con parole semplici (parabole) e guarigioni, a contatto diretto con chi segue il Maestro. Una sequela anonima, interessata a un benessere umano e sociale. San Paolo ricorderà la missione dell’annuncio, senza scienza: «Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo».
25 Gennaio 2026 – Anno A
III Domenica Tempo ordinario
(1ª Lett. Is 8,23b-9,3 – Salmo 26 (27) – 2ª Lett. 1Cor 1,10-13.17 – Vangelo Mt 4,12-23)