Nel racconto del suo Vangelo Luca, indica gli insegnamenti caratteristici del Maestro. La liturgia rafforza il tema dell’umiltà con le parole del Libro della Sapienza. La caratteristica del Libro è la complementarietà dell’umiltà con la mitezza. Nel brano, per ben due volte, si insiste su questa unità. «Figlio, compi le tue opere con mitezza … Molti sono gli uomini orgogliosi e superbi, ma ai miti Dio rivela i suoi segreti e sarai amato più di un uomo generoso». La mitezza è una condizione che riesce a collocare giustamente le proprie relazioni con quelle di chi è accanto e, in ultima analisi, con Dio stesso.
Mitezza
Nella cultura odierna l’umiltà non è considerata virtù. La società occidentale è impregnata da individualismo e protagonismo: la spinta è all’affermazione dell’io per la vita individuale, familiare, professionale e sociale. Sono due le condizioni delle attese: la ricchezza e la visibilità. Le parole della Scrittura oltrepassano le indicazioni morali. Il richiamo alla virtù dell’umiltà si collega a quello della mitezza.
Non solo: il rapporto è con Dio. La relazione tra Dio e le creature umane è possibile solo se si tiene conto della condizione umana. Contro la mitezza si ergono l’orgoglio e la superbia: due caratteristiche che non tengono conto della distanza tra l’infinito e il finito, tra l’onnipotenza e i limiti, tra l’onniscienza e l’ignoranza. Ogni creatura umana ha una biografia che prevede risorse e limiti: se non c’è armonia tra le potenzialità e la pochezza, non può verificarsi nemmeno il rapporto con Dio e con gli altri. Nella storia della Chiesa molti movimenti minimalisti hanno assunto la povertà in termini di obiettivi morali da perseguire.
Gli esempi sono molti: San Francesco è tuttora ricordato. Si cade nell’errore di credere che la povertà-mitezza siano obiettivi da raggiungere. In realtà sono modi che permettono di leggere la storia spirituale per raggiungere la meta dell’infinito e, per i cristiani, Dio. Un percorso difficile anche per la difficoltà di una fede che non crede a sufficienza al grande dono della visione divina. Chiudendosi alla propria vicenda terrena non c’è spazio per la mitezza e per la povertà. La realizzazione di sé è l’unico obiettivo da perseguire. Da qui la voglia di essere “qualcuno”, non capendo che la notorietà è caduca e passeggera.
Poveri, storpi, zoppi, ciechi
Il brano di Luca inizia con il racconto di una visita di Gesù al capo dei farisei per un convito. I conviti di allora erano ben organizzati e soprattutto riservati a personaggi noti. I posti erano assegnati a seconda dell’importanza. Il Maestro approfitta del convito per raccontare una “parabola”. Il modo semplice e comprensibile per esprimere il suo insegnamento. La parte interessante della parabola è la contrapposizione tra chi cerca il primo posto e il rischio di una collocazione in posizione marginale. Situazione verosimile in un luogo raffinato e desiderato. Per esprimere la contrarietà a tale comportamento, l’invito del Signore è perentorio:
«Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».
Il primo messaggio della parabola è chiaro: invitare i ricchi e i potenti significa attivare un semplice scambio al quale bisognerà rispondere, senza alcun merito. Il secondo insegnamento si ricollega alle parole del Libro della Sapienza: «Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».
Il riferimento è chiaramente alla dimensione divina. Il raffronto tra situazioni umane con quelle spirituali sono diverse. Anche qui si presuppone la visione ultraterrena che solo la fede può garantire. E’ possibile mettere insieme generosità e umiltà, con attenzione e gratuità.
Le parole del Salmo sono esplicite per una fede autentica.
«Padre degli orfani e difensore delle vedove
è Dio nella sua santa dimora.
A chi è solo, Dio fa abitare una casa,
fa uscire con gioia i prigionieri».
31 Agosto 2025 – Anno C
XXII Domenica del tempo ordinario
1ªLett. Sir . 3,17-20.28-29- 67 Salmo – 2ª Lett. . 3,17-20.28-29 – Vangelo Lc 14,1.7-14)