La consapevolezza che l'integrazione passa per un mutamento di mentalità ha portato la Comunità, nel corso degli anni, ad ampliare i suoi orizzonti culturali e politici. Ne sono un esempio i convegni annuali che vengono organizzati a Capodarco di Fermo, la presenza della Comunità in coordinamenti nazionali come il Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza (CNCA) e il CESC, l'attivazione di un Ufficio Nazionale che svolge funzioni di coordinamento e raccordo tra le diverse comunità sparse sul territorio nazionale, e di rappresentanza esterna con le istituzioni. La Comunità è così diventata un punto di riferimento nelle città e nei quartieri per quanti si battono per una liberazione integrale dell'individuo.
Il movimento delle Comunità di Capodarco è dal 1994 presieduto da don Vinicio Albanesi, che è a capo di un consiglio composto dai presidenti delle comunità locali.
Dal febbraio 2001 è editore dell'Agenzia giornalistica quotidiana in abbonamento Redattore Sociale (www.redattoresociale.it).
I principi
Alla base del progetto della Comunità c'è un processo di liberazione individuale e collettivo di coloro che non sono tutelati . La Comunità sceglie di stare dalla parte di chi non ha questi diritti ed agisce perché i non tutelati e i non garantiti si formino una coscienza dei loro diritti e doveri per diventare i soggetti della propria liberazione e riscatto. Questo processo si basa su alcuni principi di fondo:
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il rifiuto dell'atteggiamento pietistico nei confronti di chi è in difficoltà e il superamento di ogni assistenzialismo;
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lo stile della condivisione, del coinvolgimento profondo con la storia dell'altro, del pagare di persona;
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la territorialità dell'intervento per evitare di chiudersi nella propria struttura ed aprirsi alle realtà circostanti;
la quotidianità come spazio in cui tutti hanno la possibilità di crescere e di emanciparsi attraverso il lavoro, momenti di vita comune, attività di servizio sociali.
Forse il modo migliore per raccontare la storia della Comunità di Capodarco è quello di sentire le parole del fondatore Don Franco Monterubbianesi nell'intervista apppositamente raccolta da Marco Damilano (già obiettore di coscienza a Capodarco, oggi giornalista de "L'Espresso"), per festeggiare i suoi 70 anni.
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