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Al via il primo corso in agricoltura sociale del Lazio

22/01/2008 - ROMA - Economia solidale e spazi agricoli all’interno delle carceri; esperienze terapeutiche con gli animali e possibili sbocchi sul mercato. Sono alcuni dei temi che verranno affrontati a Roma, a partire da lunedì prossimo, nel I Corso di Formazione in Agricoltura Sociale del Lazio. Promotori dell’iniziativa - gratuita e aperta a 50 “allievi” - l’Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura (Arsial) e l’associazione Rete Fattorie Sociali. È la seconda esperienza del genere in Italia: la prima è stata avviata lo scorso ottobre in Toscana.
Alle 40 ore di lezione, suddivise in otto moduli con cadenza settimanale, parteciperanno persone con competenze diverse: imprenditori, operatori sociali, tecnici della pubblica amministrazione, ricercatori, medici, psicologi, veterinari. Minimo comune denominatore l’interesse per l’agricoltura sociale, un’attività che punta all’inserimento lavorativo o all’assistenza terapeutica di persone svantaggiate in ambito rurale.

Tre le principali forme di realizzazione in Italia, per un totale di circa duemila iniziative. Secondo l’ultimo rilevamento Istat 500 sono cooperative sociali di tipo B (enti no profit). Altrettante le fondazioni e le ONLUS presenti in contesti specifici, come gli ospedali o le prigioni che promuovono al loro interno attività di tipo agricolo (orti, serre, etc…). Infine l’associazione Rete Fattorie Sociale calcola in un migliaio le aziende vere e proprie che conciliano produzione e erogazione di servizi utili alla collettività. Gli utenti delle cooperative, rileva ancora l’Istat, sono circa 12 mila, assistiti da 14 mila esperti e volontari. Il valore complessivo della loro produzione si aggira sui 300 mila euro l’anno.
L’interesse per il settore è in crescita. Negli ultimi anni tre università (Perugia, Genova, Milano) hanno attivato master di secondo grado sulle terapie con gli anomali o con le piante. E le domande di iscrizione al corso del Lazio sono state oltre 250, tanto che gli organizzatori già pensano alle prossime edizioni. Il loro obiettivo, come spiega il presidente di Rete Fattorie Sociali Antonio Pascale, è “dare ai partecipanti gli strumenti e le competenze utili per promuovere nuovi progetti di agricoltura sociale”. Non solo teoria dunque, ma anche attività pratiche e confronto con i promotori di esperienze già avviate. Tra questi gli operatori sociali della casa circondariale di Velletri, in provincia di Roma, che, grazie alla presenza di un vigneto e di una cantina, da qualche anno vende il vino prodotto dai detenuti.

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