H O M E   STORIA ORGANIZZAZIONE COMUNITA' EVENTI NOTIZIARIO DOCUMENTI PUBBLICAZIONI  
 
     
   
 
     









Ricerca avanzata



"Utili idioti", il terzo settore fa autocritica. Marcon: ''Schiacciati tra burocratizzazione e commercializzazione''

22/06/2007 - ROMA – Il Terzo Settore sotto esame. Al convegno sugli "utili idioti” (vedi lanci precedenti) molti sono stati gli spunti critici e perfino autocritici, a partire dall’intervento di Giulio Marcon, secondo il quale il Terzo Settore ha perso la sua spinta propulsiva e dovrebbe tentare di rinnovarsi ripartendo da una rivisitazione dei ruoli. Il Terzo settore si è fatto schiacciare tra la burocratizzazione e la commercializzazione, mentre dovrebbe invece dare il suo contributo per un nuovo welfare della cittadinanza, senza “farsi usare come stampella” da uno Stato che si ritira. Il Terzo Settore deve dire la sua anche sulle politiche economiche e deve tentare di essere un soggetto politico senza essere un partito.

Polemico soprattutto nei confronti della politica l’intervento di Teresa Petrangolini di Cittadinanza attiva, secondo la quale ci si deve tenere il più distanti possibile dalla politica per far contare i cittadini. Per questo, secondo lei, è importante il referendum sulla legge elettorale che non è stato appoggiato da nessun partito (salvo An). Non è tanto il Terzo Settore che deve ripensarsi, per la rappresentante di Cittadinanza attiva, ma la politica. Anche Maria Guidotti, nella sua veste di portavoce del Forum del Terzo Settore, non accetta tutte le critiche che vengono fatte al mondo del non profit. “Mi piacerebbe – ha detto oggi al convegno – che accanto all’analisi, si avanzassero anche delle proposte per vedere come uscire da una situazione di crisi. E’ vero che le cooperative o le associazioni del non profit rischiano molto quando si mettono a gestire i servizi (come aveva fatto notare nell’introduzione lo stesso presidente di Capodarco, Vinicio Albanesi). Ma è pur vero – ha detto Guidotti – che tutto quel sapere accumulato non deve essere disperso. Quello che è certo, a quanto pare (e lo ammettono ormai un po’ tutti) è che il Terzo Settore non può recitare la parte del sostituto o della stampella. Non deve essere insomma un tappabuchi. Dopo 10 anni dalla sua costituzione, ha concluso Maria Guidotti, è arrivato il momento di riflettere sul ruolo del Forum.

Quello che manca, ha detto invece Sergio Marelli (associazione Ong) è sempre la dimensione internazionale. Continuiamo ad essere troppo autoreferenziali. Nessuno problema sul tappeto, ha spiegato Marelli, può essere risolto in una dimensione nazionale ed è chiaro comunque che si pone (come hanno detto praticamente oggi tutti gli intervenuti al dibattito) un grosso problema di rappresentanza della società civile. Lo ha detto anche Pietro Barbieri (Fict), secondo il quale il ruolo di Capodarco, in questo senso, è stato esemplare. L’esperienza della comunità nata negli anni settanta ha mandato infatti il segnale più importante: è possibile fare uscire le persone disabili dagli istituti è possibile un loro effettivo inserimento. Questo è stata Capodarco, secondo Barbieri, è proprio questo che oggi viene rimesso in discussione, come viene evidenziato dai dati Istat secondo cui negli ultimi cinque anni si è ridotta la quota delle persone disabili che vivono nelle loro famiglie. C’è un ritorno agli istituti e alla chiusura. Per questo è necessario rilanciare una politica che abbia un grande respiro culturale.

Ripartendo dunque dalle esperienze concrete, dai singoli territori, anche quelli governati dalle mafie, come ha spiegato Giacomo Panizza (Progetto Sud e Comunità di Capodarco), che ha tirato le fila della mattinata di discussione. Ecco i temi che Panizza ha estrapolato dal convegno: 1) la necessità di tenere alta la soggettualità sociale, sperimentando nuove forme di rappresentanza; 2) chi lavora nel settore sociale non deve essere un semplice mestierante, ma deve avere anche un ruolo culturale; 3) mettere sotto osservazione (stanare) i servizi, le amministrazioni, i professionisti che operano nel sociale; 4) per non essere utili idioti, si tratta di smetterla di chiedere sempre alla politica se dobbiamo esistere. Il senso del nostro lavoro dobbiamo chiederlo solo a noi stessi chiedere conto alla politica del rispetto di tutte le sue promesse. In questo caso il carnet è pesante: dai livelli essenziali delle prestazioni, al reddito minimo di inserimento. (pan)

DOVE VA IL TERZO SETTORE – L’INTERVENTO COMPLETO DI GIULIO MARCON

 
     

 

 

 

 
   
     
     
Torna all'inizio Invia questa notizia ad un amico