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"Utili idioti", serve un welfare adatto alla nuova società. Baretta (Cisl): ''Anche il sindacato deve ripensarsi''

22/06/2007 - ROMA - Che cosa deve essere il welfare in una società che non si basa più sulle grandi fabbriche e dove sta crescendo la quota della popolazione anziana? E quali devono essere i rapporti tra la politica e il mondo del Terzo Settore? Sono state queste le due domande alle quali hanno cercato di rispondere tutti gli ospiti di oggi al convegno "Per non essere utili idioti” organizzato a Roma dalla Comunità di Capodarco (vedi lanci precedenti). Molti gli spunti critici nei confronti della politica, che sono stati poi bilanciati dall'intervento del ministro Rosy Bindi, che ha messo in guardia dalle scivolate qualunquistiche.

Il giornalista Marco Damilano (al quale era stato affidato il compito di raccontare dove vive la politica) ha polemizzato per esempio con i politici italiani, anche con quelli di sinistra, che si sono dimenticati degli “straccioni” termine metaforico per indicare tutti quelli che sono esclusi dai giri del potere, quelli che si possono vedere nel quadro di Pellizza da Volpedo. Per Damilano (l'Espresso), i politici hanno davvero perso il rapporto con la realtà, vivono tra la bouvette di Montecitorio e gli studi televisivi, ma non è tanto un discorso moralistico. Quello che conta, il concetto che dovrebbe invece tornare al centro dell’attenzione della politica è quello della rappresentanza e dell’appartenenza. Anche Giulio Marcon, impegnato protagonista e studioso del Terzo Settore, la politica deve ripensarsi, ma deve ripensarsi contemporaneamente anche lo stesso Terzo Settore, che ha “esaurito la sua spinta propulsiva” (vedi lancio successivo). In una situazione di crisi della politica e crisi dell’associazionismo si rischia di far trionfare un welfare compassionevole, mentre non si parla più di diritti, ma di bisogni e di “clienti” e non di utenti e cittadini. Invece di parlare solo del deficit economico, ha concluso Marcon, sarebbe necessario cominciare a parlare dell’enorme deficit sociale che abbiamo.

Anche il segretario generale aggiunto della Cisl, Pier Paolo Baretta, ha detto che è necessario ripensare il welfare. Molte famiglie fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, mentre sta aumentando la povertà. Quello che poi i politici dovrebbero cominciare a capire è il fatto che le spese sociali non potranno che aumentare nel prossimo futuro. Anche il sindacato confederale, per Baretta, deve fare un grande sforzo di ripensamento, bisogna ripensare un welfare adatto alla nuova società in cui viviamo e dove le priorità sono sicuramente i giovani, le donne e le persone anziane. Anche il lavoratore tipo 45enne, quello su cui era misurato il vecchio welfare, deve capire – sempre secondo Baretta – che non può più tutelare se stesso: se non pensa a chi è più giovane e a chi è più anziano di lui, verrà risucchiato. L’altra grande priorità deve essere quindi la non autosufficienza, mentre si devono elaborare proposte nuove anche per gli incapienti, ovvero per quella fascia di popolazione che non si può aiutare con le misure fiscali. Non è vero che i soldi, in un paese ricco come il nostro, non ci sono, ha detto Baretta. E’ che dobbiamo decidere dove indirizzarli. (pan)

DOVE VIVE LA POLITICA – L’INTERVENTO COMPLETO DI MARCO DAMILANO

 
     

 

 

 

 
   
     
     
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