"Utili idioti", Ferrero: ''Prepariamo insieme un convegno sul welfare''
22/06/2007 - ROMA - "Voglio farvi una proposta: potremmo pensare a organizzare insieme un grande convegno sul welfare nel prossimo autunno. Sarebbe l'occasione per rifare il punto in modo serio su tutti i problemi delle politiche sociali. Dovrà essere una cosa seria che abbia una attitudine di verità”. Così il ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, ha concluso questa mattina il suo intervento al convegno “Per non essere utili idioti”, organizzato a Roma dalla Comunità di Capodarco. Il ministro ha spiegato che sarebbe molto contento di poter organizzare un evento del genere con la Comunità che da anni sperimenta sulla propria pelle le contraddizioni del sistema di welfare italiano. Alla proposta di Ferrero, ha risposto subito il presidente Vinicio Albanesi che ha detto: “Noi accettiamo e siamo pronti”. Si tratta ora di costruire un appuntamento che potrebbe segnare un importante punto di svolta nel percorso delle politiche sociali italiane.
Il ministro Ferrero ha detto di essersi “rallegrato” leggendo il documento scritto da don Vinicio come base del convegno di oggi. Ferrero ha detto che l"analisi lì proposta rappresenta i punti principali di una situazione che sta peggiorando. Il ministro ha voluto però proporre le sue osservazioni sia a proposito della legge 328, di cui non si sono capite le potenzialità e che viene applicata oggi in modo distorto viste le differenze abissali di risorse che vengono destinate alle politiche sociali nelle singoli realtà. Ferrero ha spiegato anche che esiste una linea d'ombra sulle Regioni, perché mentre il governo nazionale e i comuni sono costantemente sotto osservazione, le Regioni possono vivere un po" indisturbate. Ovvia anche la constatazione che molte delle difficoltà attuali del governo dipendono dal taglio delle risorse applicato dal governo Berlusconi (il dimezzamento del fondo sociale che invece non dovrebbe mai essere tagliato). Ma Ferrero non ha lesinato critiche anche al Terzo Settore dove spesso oggi si confondono i ruoli. Sempre più spesso, infatti, il Terzo Settore è rappresentante dell’utenza, ma anche produttore di servizi creando così un corto circuito di interessi che precipita al momento degli appalti e delle convenzioni. Il Terzo Settore non deve marciare al livello della politica. Deve essere più in basso (ovvero vicino alla gente nei territiori) e più in alto, ovvero avere la capacità costante di critica e di indirizzo strategico, perfino “profetico”.
In una situazione che rischia di trasformarsi in una guerra tra poveri, il governo - sempre secondo Ferrero – sta cercando di concentrarsi su alcune priorità. Siccome è praticamente impossibile (sarebbero necessari 20 miliardi) fissare tutti i livelli essenziali in tutti i settori, il ministero della Solidarietà Sociale ha scelto di dare la priorità alla non autosufficienza, introducendo una gradualità di applicazione dai 3 ai 6 anni. I diritti devono essere esigibili – ha detto Ferrero – altrimenti non sono. L’altro punto toccato dal ministro riguarda il fondo per le politiche sociali che appunto non si può diminuire. L’altro filone di lavoro riguarda il monitoraggio della spesa sociale che deve essere fatto con le regioni. (pan)