Il non profit rischia di essere ''un utile idiota''. Quale futuro? A Roma il convegno di Capodarco
22/06/2007 - ROMA - Chi opera nel sociale ha l’impressione, a volte, di stare nel Darfur: non si capisce più da chi dipendono le associazioni che lavorano, se la cura e l’assistenza debbano essere a carico delle famiglie o dei servizi sociali, mentre si perde l’umanità di chi lavora con le persone: si chiedono tante lauree e meno amore, si richiedono standard altissimi a chi offre servizi come se fossimo l’Hotel Hilton a quattro stelle. Mentre aumentano continuamente i costi della politica: solo per una piccola città come Fermo ci sono 500 candidati per le elezioni amministrative come se fosse Los Angeles. E i se. Con queste parole forti, il presidente della Comunità di Capodarco, don Vinicio Albanesi, ha introdotto questa mattina il convegno di Roma ''Per non essere utili idioti'' al quale sono stati invitati politici e rappresentanti del Terzo Settore. Tutti gli invitati hanno partecipato (fatta eccezione per Livia Turco, ministro della Salute e il Vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli).
Al convegno di Roma sono intervenuti il ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, il ministro delle Politiche della Famiglia, Rosy Bindi, l’onorevole Gianni Alemanno, il giornalista dell’Espresso, Marco Damilano, Giulio Marcon esperto di terzo settore, Pier Paolo Baretta, segretario generale aggiunto della Cisl. Gli interventi dei rappresentanti del Terzo Settore e delle ong: Teresa Pedrangolini (Cittadinanza attiva), Maria Guidotti (portavoce del Forum del Terzo Settore), Sergio Marelli (Associazione delle Ong), Pietro Barbieri (Fict), Giacomo Panizza (Progetto Sud). Il convegno ha offerto una doppia occasione: fare il punto sulle politiche sociali (e sulla difficoltà di praticarle anche da parte del governo di centro-sinistra); avviare un vero discorso critico su ciò che è diventato il Terzo Settore e sul rischio che sia utilizzato solo come “tappabuchi".
Il presidente Albanesi ha riproposto a tutti gli intervenuti una scaletta di domande-problemi, che poi sono l’essenza delle questioni oggi sul tappeto: la legge 328, "ultimo grande atto legislativo riguardante il welfare in Italia", i modellli di intervento, la suddivisione tra intervento sanitario e sociale, ma sorpattutto il ruolo dell'associazionismo, che ad oggi si sente schiacciato tra la gestione diretta dei servizi e "un utilizzo strumentale''. Da qui "incertezza, precariato, insufficienza delle risorse, non limpidezza di interventi e di continuità".
LEGGI I PRINCIPALI INTERVENTI DEL CONVEGNO DI ROMA
Ferrero: ''Prepariamo insieme un convegno sul welfare''
Serve un welfare adatto alla nuova società. Baretta (Cisl): ''Anche il sindacato deve ripensarsi''
Bindi: ''Non è necessario cambiare la legge 328''
Il terzo settore fa autocritica. Marcon: ''Schiacciati tra burocratizzazione e commercializzazione''