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Eroe o vittima, la rappresentazione del disabile non lascia spazio alla vita quotidiana

29/03/2007 - ROMA - L’immagine del disabile come eroe o come vittima non lascia spazio alcuno al racconto della quotidianità, quella fatta di lavoro, di scuola, di relazioni sociali, e la corretta informazione sui temi della disabilità è troppo spesso una pura utopia. Quadro impietoso ma realistico quello sul quale convergono i partecipanti al convegno “Media e disabilità: storia di un fallimento”, organizzato a Roma dalla Provincia. Operatori della comunicazione e rappresentanti delle associazioni a confronto sulla percezione della persona con disabilità nell’universo della comunicazione, sullo sfondo di quei difficili tentativi di riportare alla “normalità” l’immagine di milioni di persone in tutto il paese. Ne viene fuori un panorama a tinte fosche, nel quale non mancano però chiari sprazzi di luce.

Il mondo dell’informazione e dello spettacolo non può prescindere dai dati culturali nei quali si trova a vivere, ma può senza dubbio indirizzarli, influenzarli, guidarli. Non solo il disabile “caso umano” dunque, non solo la spettacolarizzazione del dramma o della malattia, ma il tentativo di rendere “normale” ciò che nella società odierna non appare tale: ecco allora che – ha sottolineato Carlo Romeo del Segretariato sociale Rai – la fiction di successo in prima serata (il fisico Fulvio Frisone) o la storia fortunata di un “atleta disabile” divenuto “commissario Figc, senza alcuna specificazione sulla sua disabilità” (Luca Pancalli) possono contribuire a mutare un atteggiamento di fondo che è insito nella nostra società e che il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero individua come un vero e proprio problema dei nostri tempi.

“I media di oggi non hanno la capacità di affrontare le angosce della società”, dice, “e tendono a "rimuovere i problemi e a creare capri espiatori”. La società cioè, secondo il ministro, non riesce ad elaborare criticamente le proprie incognite e risponde cercando rassicurazioni apparenti in quei modelli sociali che dividono il mondo fra “normali” e “diversi”. Ma “oggi non c’è la diversità” – sostiene Ferrero, ma “dei modelli ai quali ognuno sente di doversi adeguare”: ed è per questo che il cambiamento di atteggiamento nei confronti delle persone con disabilità è così difficile. “Il buonismo che si respira in convegni come questo non cambia nulla della realtà quotidiana dei disabili”, della loro “scandalosa” situazione riguardo all’inserimento nel mondo del lavoro, della scuola, delle relazioni sociali in senso ampio: uno stimolo in più – dice – per fare in modo che la firma della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità diventi occasione di partecipazione e di confronto netto e ruvido con il mondo delle associazioni che vivono ogni giorno queste realtà. Si inizierà a breve, con una grande campagna informativa e di sensibilizzazione nel paese.

Sul ruolo giocato dai media incida naturalmente anche la formazione dei singoli operatori che vi sono impegnati: e se da un lato non è possibile negare che passi avanti netti sono stati fatti (“La parola handicappato è sparita dai mezzi di comunicazione, ormai si usa disabile o diversamente abile o persona con disabilità, ricorda Romeo, per il quale “la cultura si fa con le parole”), dall’altro lato rimane una scarsa sensibilità nell’attenta conoscenza di un mondo troppo spesso dato per distante. E allora, ha pensato Tiziana Bilghini, consigliere provinciale con delega alle Politiche per l'handicap, perché non organizzare un corso per giornalisti finalizzato a porre le basi per una corretta informazione sui temi della disabilità? Lo si realizzerà in collaborazione con l’associazione “Karta Bianca” e partirà ai primi di ottobre, con 15 ore di lezioni coordinate fra gli altri da medici psichiatri e operatori, con tecniche di simulazione reale degli effetti che le notizie sulla disabilità suscitano nelle famiglie delle persone disabili. Una iniziativa che ha avuto il plauso del segretario nazionale della Federazione Nazionale Stampa Italiana (Fnsi) Paolo Serventi Longhi, che ha sottolineato la necessità della formazione di tutti i giornalisti, quelli giovani ma anche quelli già affermati.

Al convegno hanno preso parte anche il sottosegretario alla Solidarietà sociale Franca Donaggio, il presidente della Comunità di Capodarco don Vinicio Albanesi, il vice presidente Fish Salvatore Nocera, il direttore di Redattore Sociale Stefano Trasatti, il responsabile della Consulta regionale per l’handicap Bruno Tescari, la direttrice del Centro di malattie rare dell’Istituto Superiore di Sanità Domenica Taruscio. (ska)

 
     

 

 

 

 
   
     
     
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