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Elbasan, ospedale psichiatrico: vita da segregati in Albania

02/07/2010 - CAPODARCO DI FERMO – Una finestra murata è l’immagine simbolo di come i malati mentali vivono in Albania. Un paese così vicino all’Italia, dove il tempo sembra si sia fermato: i manicomi esistono e il destino di chi ha una malattia è essere segregato. Enormi caserme spoglie, poche stanze stipate di letti arrugginiti. Degrado, abbandono, sporcizia, visi spenti, se non fosse per gli occhi, attraversati da una traccia di vitalità. Occhi che guardano oltre le finestre, verso un mondo che non vuol vedere i malati, ma preferisce rinchiuderli. Il fotografo Giovanni Marrozzini ha catturato i loro sguardi nell’ospedale psichiatrico Sadik Dinci di Elbasan nel 2009. Scatti che fanno l’effetto di un pugno sullo stomaco. Si vedono persone che stanno a letto, coperte fino al volto, rannicchiate l’una sull’altra, o sedute a fumare. Altri scatti mostrano i malati nei corridoi o sdraiati per terra con la faccia sotto il letto. Sullo sfondo mura spoglie, con qualche accenno di decorazione. I ricoverati sono circa 280, divisi in padiglioni maschili e femminili. Molti di loro provenivano da famiglie che si opponevano al durissimo regime comunista di Enver Hoxha. Oggi Elbasan sta vivendo il passaggio dall’ospedale psichiatrico a case protette per il reinserimento graduale e controllato nella società.

Di questo si parlerà domani a Tirana, nel corso della giornata di riflessione che la Comunità Internazionale di Capodarco (CICa), l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) e la onlus Cittadinanza hanno organizzato sulla psichiatria. La giornata si inserisce nella stretta collaborazione tra queste organizzazioni e costituisce anche la valorizzazione del lavoro che la CICa in questi anni ha svolto nel paese delle aquile. La CICa lavora in Albania dal 1996 su richiesta della ong Cric: erano gli anni di guerra civile, delle navi piene di persone che fuggivano da un paese in ginocchio. Da allora l’impegno è andato crescendo, con la Comunità di Capodarco che ha messo a disposizione il suo ampio bagaglio di esperienze in tema di disabilità e di accoglienza. Le attività in Albania sono state principalmente volte alla presa in carico dei disabili, in un paese in cui i diritti di queste persone erano - e a volte restano tuttora - sulla carta. È stato avviato un centro di accoglienza, una palestra di fisioterapia e una tipografia per l’avviamento al lavoro.

Durante il periodo della guerra in Kossovo, la CICa ha accolto i profughi che arrivavano in Albania organizzando un grande centro di accoglienza, in cui hanno trovato rifugio principalmente famiglie con disabili. Dal 2001 è stato aperto un Centro per bambini disabili e una palestra di fisioterapia: il centro accoglie in questo momento oltre 30 bambini, principalmente con disabilità mentale o psichiatrica.

In questi anni si è creato un legame importante tra l’Albania e la Comunità di Capodarco di Fermo, che ha visto una costante crescita del coinvolgimento delle diverse realtà per portare un aiuto alla crescita del centro. Questo si è concretizzato sia nell’invio di strumenti e materiali introvabili in loco, sia con un costante supporto formativo e scambio di personale. Lo stampo principalmente marchigiano dell’intervento è legato anche al sostegno dato al centro da parte della regione Marche.

Quello che viene sottolineato da chi frequenta il centro e conosce la Comunità di Capodarco è il “profumo” di appartenenza al modello Capodarco, alle sue idee e al suo metodo. Tutto il personale del Centro in Albania è locale e riceve una costante fomazione e aggiornamento da operatori italiani. Negli ultimi anni il personale albanese è diventato riferimento anche per la formazione ad operatori di altri centri, all’interno delle università e dei corsi di specializzazione per medici e fisioterapisti.

Tutto ciò ha messo in evidenza il valore del Centro, riconosciuto a livello nazionale come uno di quelli con maggiore qualità e professionalità, a testimonianza dell’importante lavoro svolto in questi anni. Allo stesso tempo valorizza anche il percorso svolto da parte degli operatori, tutti albanesi, impegnati all’interno del centro. Il tema che sarà affrontato nell’evento del 3 luglio apre un tema importante per lo stato albanese, dove la situazione della disabilità ha due facce contrapposte: da un lato c’è la parte istituzionale e normativa e dall’altro l’applicazione delle norme stesse e la reale condizione delle persone. Se da un lato il sistema normativo sembra dare importanti segnali di crescita con una strategia nazionale molto avanzata (forse troppo rispetto al paese), dall’altra cozza direttamente con l’esperienza che si fa visitando i centri di accoglienza pubblici e privati o gli ospedali psichiatrici. La cultura della diversità e della disabilità è ancora lontana da un orizzonte europeo, e se le norme e le strategie parlano di integrazione, inserimento lavorativo e supporto alle famiglie, nella realtà assistiamo a situazioni di abbandono, di isolamento ed emarginazione.

Il 3 luglio sarà anche proiettato il film “C’era una volta la città dei matti”, andato in onda recentemente su Rai Uno, alla presenza del regista Marco Turco. Sarà un’occasione importante di riflessione con le autorità albanesi, che hanno iniziato negli ultimi anni a mostrare una sensibilità crescente per la disabilità. Un’attenzione che speriamo si concretizzi in azioni forti di sostegno e rafforzamento di quelle strutture e centri che si stanno distinguendo per metodologie e livello di accoglienza. Per concludere una nota positiva: sono stati avviati importanti contatti con il ministero della Sanità albanese per coinvolgere il tavolo di Coordinamento Disabilità della Cooperazione Italiana, di cui la CICa è capofila, nella “costruzione” dei protocolli di intervento nel campo della disabilità fisica e mentale. (Riccardo Sollini) VAI ALLA PHOTOGALLERY>>

 
     

 

 

 

 
   
     
     
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