Risposta al disagio, don Albanesi “Una possibilità di crescita economica per il fermano”
28/06/2010 - CAPODARCO DI FERMO – La risposta al disagio sociale può essere un’opportunità economica oltre che un dovere di civiltà per il fermano? Per il presidente della Comunità di Capodarco, don Vinicio Albanesi, la risposta è sì. Se è vero, infatti, che un territorio deve puntare alla propria “vocazione” per superare la crisi in atto, nel fermano l’accoglienza ha radici storiche molto profonde: i tanti “ospedali della carità” nati nel ‘400, la foresta di risposte sociali pensate in questi ultimi anni. E “un albero cresce più rapidamente in una foresta”. Ma tutto è reso più difficile da un sistema di welfare che sta crollando su sé stesso a causa di un’eccessiva professionalizzazione e per la troppa burocrazia.
L’argomento è stato affrontato nel corso del convegno “Per uno sviluppo accogliente - Il territorio fermano tra coesione sociale e produttività” che ha aperto, sabato 26 giugno, la VII Festa nazionale della Comunità di Capodarco.
A moderare il dibattito tra don Albanesi, Pierpaolo Baretta (capogruppo Pd in Commissione Bilancio alla Camera) e l’imprenditrice fermana Cecilia Romani Adami, Luca Romanelli, dirigente aziendale e autore del libro “Innovare per crescere”.
“Manodopera abbondante e a basso costo, tradizioni manifatturiere forti (calzatura, cappello…), un polo di cultura tecnica come l’Istituto Montani. Questi sono i vantaggi che ci hanno reso un po’ la ‘Cina’ del boom. – Ha affermato Romanelli – Ma la globalizzazione ha vanificato tutto facendo entrare nel ‘gioco’ concorrenti più competitivi, e spostando il mercato in paesi più difficili da raggiungere per le nostre piccole imprese. Stiamo pagando una difficoltà di adattamento a cambiamenti molto rapidi e un ritardo culturale rispetto alle nuove tecnologie”. Ma il problema è anche che la nostra economia è poco diversificata. “La crisi del calzaturiero si è portato dietro tutto il sistema. Gli altri settori hanno sempre vivacchiato. Dobbiamo rilanciarli. Soprattutto penso ad una doppia accoglienza: quella del disagio e quella del turismo”.
Per Baretta ogni territorio per rinascere dovrebbe puntare alla sua “vocazione” fatta di storia, cultura ed eccellenze naturali e produttive. Molti i limiti da affrontare nella crisi attuale: il patto di stabilità, le tasse “disorientate”, la difficoltà del credito, l’istruzione “su cui si investe poco”. La rinascita dell’Italia avrebbe bisogno di rigore finanziario, ristrutturazione industriale, riforme sociali e fiscali.
Anche il welfare è un nodo centrale. “Tra i vari problemi che affliggono economicamente il Paese – ha detto Baretta - c’è anche l’ingiustizia sociale. Il crescente divario tra ricchi e poveri non è solo ingiusto ma anche diseconomico. Per questo hanno grande rilevanza le politiche di contrasto alla povertà e il sostegno alle famiglie”. Per il capogruppo Pd “il welfare è una condizione necessaria e imprescindibile per lo sviluppo”.
“Vero”, secondo don Albanesi, ma “il sistema del welfare così come è congeniato attualmente sta implodendo”. Il motivo? Iperprofessionalizzazione e burocrazia eccessiva. Il presidente della Comunità fa alcuni esempi. “Per accreditare la mensa dei poveri a Fermo – dice -abbiamo avuto bisogno di un laureato. Per dare una pasticca come meri esecutori materiali bisogna essere laureati. Tutto il sistema paga la pressione insostenibile della disoccupazione intellettuale. Un bambino autistico regge cinque lauree. Attualmente quel bambino più di essere un ‘problema’ è un pilastro della società. L’accudimento di un minore straniero non accompagnato, che ne sa più di tutti gli psicologi ed educatori dopo aver visto guerre e attraversato continenti senza niente, ‘costa’ 2500 euro al mese”.
La proposta quindi è quella di riappropriarsi di un equilibrio tra professionalità e missione. Per esempio “si potrebbe ritornare ad una compartecipazione della famiglia nelle attività di cura”. Anche con poco, “coprendo alcune notti di assistenza”.
Insomma il problema è soprattutto questo: “Se i costi di accudimento sono così alti sotto la coperta del welfare ci vanno sempre meno persone”.
D’accordo su quanto detto da don Albanesi anche Don Franco Monterubbianesi. Per il fondatore della Comunità di Capodarco “bisogna ritrovare l’etica dell’accoglienza puntando sulle famiglie e sui giovani”. Ma bisogna anche allargare lo sguardo ad un’umanità più lontana che è sta tagliata fuori dallo sviluppo economico. E “anche nella direzione della mondialità Capodarco può fare qualcosa” conclude don Franco.
All’incontro erano presenti anche il sindaco di Fermo, Saturnino di Ruscio, il vicepresidente della provincia di Fermo, Gaetano Masucci e la consigliera regionale Rosalba Ortenzi.