Roma, case famiglia a rischio chiusura: “Dateci i soldi della Nuvola di Fuksas”
23/06/2010 - ROMA – Moltissime case famiglia per disabili, minori e altre persone in difficoltà presenti sul territorio del comune di Roma rischiano di chiudere: serve al più presto un adeguamento dei fondi disponibili. Che potrebbe arrivare, a mali estremi, anche dal blocco del cantiere della “nuvola di Fuksas”, il nuovo centro congressi attualmente in costruzione. A sottolineare le difficoltà che vivono queste strutture sono Casa al plurale, Roma città reciproca e Unione delle comunità di tipo familiare, tre realtà che rappresentano circa un centinaio di mondi associativi che da anni si occupano del disagio nella capitale. Le tre realtà in conferenza stampa denunciano “l’assoluta inadeguatezza dei fondi regionali e comunali e la mancanza di programmazione pluriennale per l’assistenza di disabili, minori e altre persone in difficoltà”. Al Comune – sottolinea il presidente di una di queste realtà, Casa al plurale, “basterebbe destinare 5 milioni di euro l’anno, cioè meno del 2% di quanto investito nell’opera di Fuksas costata al Campidoglio 270 milioni, per salvare i più deboli”.
“I tagli alla riabilitazione voluti dalla regione Lazio, l’inadeguatezza delle rette che vengono date alle associazioni per l’assistenza ai disabili nelle case famiglia e il mancato adeguamento dei finanziamenti comunali agli aumenti contrattuali e Istat finiranno per portare alla chiusura di molte strutture, lasciando per strada persone con problemi molto gravi”, dicono le tre realtà. E così, a Roma, oltre 300 persone disabili ospiti delle case famiglia e più di 500 tra bambini, adolescenti e persone disagiate o in difficoltà socio-economica rischiano di perdere la loro assistenza”.
Le associazioni si soffermano sulla assoluta necessità di adeguare le rette che vengono elargite alle associazioni per l’assistenza ai disabili nelle case famiglia: allo stato attuale, la quota che viene versata è di 97 euro (127 per i disabili più gravi), mentre sarebbero necessari – spiegano - 206 euro per i casi più semplici e 272 per quelli più complessi. “La crisi non deve colpire i più deboli. Una città solidale e accogliente è una città che sa ripartire dagli ultimi e mettersi al loro servizio. Ma non servono le belle parole, ci vogliono i fatti. E agire significa stanziare fondi, finanziamenti, dare sostegno”, commentano Casa al plurale, Roma città reciproca e Unione delle comunità di tipo familiare. La richiesta unitaria rivolta al Comune, dunque, è quella di trovare i fondi. Ma come? La provocazione, ideata in autonomia da “Casa al plurale”, è quella di chiedere al comune di “fermare la costruzione del nuovo centro congressi, che dovrebbe essere pronto nel 2012, e di destinare quelle risorse alle persone in difficoltà: con i soldi impegnati dall’amministrazione capitolina per la realizzazione della ‘Nuvola’ le case famiglie potrebbero campare per molti altri anni (ben 54) invece di rischiare di chiudere a breve”. Il semplice adeguamento delle rette “costerebbe al comune di Roma circa 5 milioni di euro ogni anno”, una quota pari al 2% dell’intero investimento.
La “nuvola di Fuksas” altro non è che il nuovo Centro congressi di Roma, firmato dall’architetto romano Massimiliano Fuksas, una delle firme più conosciute del mondo dell’architettura mondiale. L’edificio, in costruzione all’Eur, è costituito da un grosso parallelepipedo di cristallo trasparente al cui interno, come sospesa nell’aria, si trova una sala-auditorium destinata ad ospitare i congressi che nei prossimi anni si terranno a Roma. Questa sala, sua volta, è immersa dentro un enorme contenitore che ricorda la forma di una nuvola: costituito da un materiale che riflette la luce esterna (vetro e acciaio), illuminandosi la sera e facendo passare i raggi del sole di giorno.
La gestazione del Centro congressi è stata lunga e complessa e il completamento dell’opera – che ha appena superato la metà del programma – è prevista per il 2012. La teca di acciao e vetro è alta 40 metri, larga 70 e lunga 175; il terreno su cui sorge è esteso fino a 27 mila metri quadrati, il costo dell’opera, di 270 milioni di euro, è stato sopportato per 190 milioni da Eur Spa e per 80 milioni dal comune con i fondi di Roma capitale. La struttura intende rispondere alla richiesta congressuale che una città come Roma attrae, rendendo possibile il rafforzamento del turismo congressuale.