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Roma città reciproca. A settembre il documento comune delle associazioni

21/06/2010 - ROMA – La forza di elaborare un welfare di comunità, fatto di trasformazioni in termini di proposta, ma anche di fattiva integrazione fra servizi e maggiore qualità degli interventi: è questa la forza di Roma, analizzata nel suo disagio sociale nell’ambito di Roma Città Reciproca, incontro promosso e organizzato dalla Comunità di Capodarco di Roma e che ha riunito le più significative realtà cattoliche cittadine che operano nel sociale. Una forza che diventa obiettivo e che si concretizzerà a settembre in un documento condiviso da presentare alla città e ai suoi interlocutori, istituzionali e non.

“C’è ancora una Chiesa del sociale a Roma?” è la domanda che ha posto alla platea Giancarlo Penza della Comunità di sant’Egidio. “Oggi forse meno, ma lo dobbiamo dire che con la nostra Chiesa sociale noi, Roma, l’abbiamo migliorata. E’ sul terreno della nostra passione che si gioca il futuro: uniamo la diversità e viviamola come comunità ecclesiale di Roma”. Un invito cui non si è sottratto nessuno. “Grazie per questa chiamata alle armi – ha infatti risposto Luigina Di Liegro, vicepresidente della fondazione Di Liegro – ma che sia anche occasione perché le istituzioni ci ascoltino. Le sfaccettature di questo presente sono tante, la sfida è complicata, ma la Chiesa, che anche noi siamo, deve essere presente”. “Cerchiamo di sperare in qualcosa di bene – ha poi incalzato don Alessio Cappelli, presidente della Fondazione Don Orione – e cogliamo quella ‘concreta necessità’ di cui parlava il Buon Sammaritano. Ecco, ora dobbiamo agire, non soffermandoci troppo sulle difficoltà che abbiamo. La responsabilità di salvaguardare ed elevare la dignità umana è la nostra missione”. Carità che spesso, ricorda qualcuno nei suoi interventi, viene ostacolata da una politica miope e da una burocrazia non utile. “Non siamo qui per piangerci addosso – è stato il monito di Fr. Giuseppe Brunelli (Don Calabria) – ma per guardare insieme in una direzione sulla base di una lucida analisi dei problemi. Il senso è anche civile: per chi è solo, per le famiglie in affanno. Oggi siamo preoccupati: in regione non si sa in che direzione si va con la politica sociosanitaria. Abbiamo bisogno di un quadro normativo e di interlocutori che ascoltino”.

Verità e continuità: due argomenti che tengono insieme non solo le preoccupazioni che le strutture presenti all’incontro hanno evidenziato, dovute ai tagli regionali ma anche ad una generale crisi economica, ma anche la voglia di continuare a dare un contributo costruttivo alla città e ai suoi abitanti più fragili. “Ogni crisi – è l’auspicio di padre Giovanni La Manna, direttore del Centro Astalli – è anche un’occasione per rilanciare. Roma Città Reciproca deve essere ed è anche questo: di fronte al bisogno, che in questa città cresce, noi dobbiamo favorire l’incontro. Non solo denunciare le inadeguatezze”. “Oggi siamo noi – ha poi continuato don Fabio Lorenzetti (Opera Don Guanella) – gli stessi. Noi 250 operatori tra terapisti, medici, educatori, assistenti, volontari, famiglie, utenti. I tagli ci sono e colpiscono noi: la politica deve scegliere. Noi siamo gli ex art.26. Noi e la nostra storia. Siamo società. Siamo Chiesa. Riuniamoci in un tavolo, ma che sia un tavolo concreto, di relazione”. “La crisi – ha poi concluso Carmelo Bruni (Coop. Roma Solidarietà) – mette in crisi la legge 328 sull’integrazione sociosanitaria e noi possiamo rispondere solo con speranza e creatività ai nuovi bisogni della città. Torniamo alla persona. Ai suoi bisogni specifici”. “Dalle nostre storie, dalle nostre esperienze, sta venendo fuori una riflessione – ha concluso don Vinicio Albanesi – che interroga la nostra spiritualità di essere Chiesa e la nostra voglia di mettere in campo una nuova politica di welfare. Eccolo, il futuro”.

 
     

 

 

 

 
   
     
     
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