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Roma città reciprocia, La Manna: “Mai fermarsi al criterio economico nell’accoglienza dei rifugiati”

17/06/2010 - ROMA – “Mai fermarsi al criterio economico nell’accoglienza”. Parola di padre Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli di Roma, servizio dei gesuiti per i rifugiati in Italia, che oggi pomeriggio sarà a “Morire di speranza”, la preghiera ecumenica in memoria delle vittime dei viaggi verso l’Europa organizzata per le 17.30 nella basilica di Santa Maria in Trastevere in occasione della Giornata mondiale del rifugiato, mentre sabato 19 giugno parteciperà invece a “Roma città reciproca”, l’evento promosso dalla Comunità di Capodarco per parlare di disagio sociale nella capitale ma anche di idee e proposte. “Se il sistema mondiale di tutela dei diritti dell’uomo funzionasse a parole, non ci dovrebbe essere il fenomeno dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Ma se esistono i conflitti – e persone che scappano dalle guerre – è perché c’è qualcuno che ci guadagna”, commenta padre La Manna. E allora servono risposte.

“Io sono refrattario alla denuncia fine a se stessa, anche se devo dire che lo sbandierato ‘successo’ delle politiche di controllo dei confini e dei respingimenti in Libia in realtà stanno sbarrando la strada anche a chi fugge da persecuzioni e torture, preferisco agire. E la proposta che faccio alle istituzioni è quella di non fermarsi al criterio economico nel gestire l’accoglienza, pur importante, ma di sbilanciarsi oltre com’è successo quest’inverno con il piano per l’emergenza freddo” che ha portato alla collaborazione tra le Asl capitoline, l'Istituto Spallanzani, l'Ospedale israelitico, l'Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e il contrasto delle malattie della povertà, la Croce rossa, la sala operativa sociale del comune, le associazioni e le parrocchie di Roma.

“Dialogare con chi ha il governo della città e stimolare non solo le amministrazioni locali a farsi carico dei bisogni dei rifugiati, anche se spesso quello che manca alla politica è la capacità di fare progetti a lungo termine, è uno dei compiti che una realtà di volontariato cattolica come la nostra è chiamata a svolgere – continua padre La Manna –. Con gli afgani che stazionavano in piazzale dei Partigiani e l’assessore comunale alle Politiche sociali Sveva Belviso, ad esempio, il principio ‘vieni e vedi’ ha funzionato e senza neanche troppi soldi: è bastato ‘moltiplicare i pani e i pesci’, cioè condividere l’esistente”, ed è stato trovato loro un posto. “La reciprocità è possibile, vale la pena lo sforzo di discutere. Quello che uccide l’uomo è l’indifferenza”. Nel 2009 oltre 16.000 richiedenti asilo, protezione sussidiaria e rifugiati si sono rivolti ai servizi di primi e seconda accoglienza che il Centro Astalli gestisce. (mt)

 
     

 

 

 

 
   
     
     
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