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Roma città reciproca. Lorenzetti: “Tagli continui, impossibile rispondere ai bisogni dei disabili”

16/06/2010 - ROMA - Far vedere ‘cosa si muove di bello’, ma anche ‘condividere con la città le preoccupazioni che abbiamo’; sentire sulla propria pelle la lama di ‘rasoio’ del livello politico amministrativo, ma vedersi ogni giorno riconosciuta ‘ serietà e competenza’: è la sintesi del precario equilibrio che don Fabio Lorenzetti, direttore del centro di riabilitrazione Casa San Giuseppe – Opera don Guanella, descrive in merito alla quotidiana realtà di tanti enti per la cura e la riabilitazione delle persone con disabilità o a forte rischio di esclusione sociale. Come altri, anche lui, prenderà parte a ‘Roma Città Reciproca’, l’evento promosso e organizzato dalla Comunità di Capodarco di Roma il prossimo 19 giugno.

“Il senso – spiega Lorenzetti – è mettere insieme realtà che operano nel sociale a Roma in tema di disabilità, povertà ed emergenza. Il motivo è render noto cosa si muove di bello e quali preoccupazioni abbiamo. Il messaggio è indirizzato alle Istituzioni, ma anche ai cittadini: che si sappia, in termini di servizi e opere, cosa facciamo per la città. E quanti interrogativi raccogliamo al di là delle difficoltà: le cose buone che esistono. Conoscenza, dunque, e non mera passerella: non è questa la prospettiva. Vogliamo condividere le cose buone che ci sono e le difficoltà di cui farsi carico”.

Tagli, interlocuzione con le Istituzioni e prospettive future: c’è anche questo nell’intervento di don Fabio. “Siamo tutti nella stessa barca – ha dichiarato – e le difficoltà sono condivise. In tema di disabilità, ci accorgiamo della difficoltà della regione Lazio di recuperare risorse: abbiamo subìto tagli, con bisogni identici e difficoltà che aumentano. I motivi sono noti, certo, ma il taglio del 2009 è stato incrementato nel 2010. questo significa veramente ingenti risorse che vengono meno a fronte di domande di riabilitazione e assistenza che restano ‘questioni aperte’. Non si può rispondere in queste condizioni ai disabili e alle loro famiglie”.

“Sul rapporto con le istituzioni – aggiunge – c’è un giudizio positivo, ma solo da un punto di vista formale: c’è stima nella reciprocità, ci viene riconosciuta serietà e competenza, ma la conclusione è amara: non c’è equilibrio tra il valore che ci viene e riconosciuto e i mezzi che ci vengono messi a disposizione. Noi cerchiamo di rimanere fedeli alle nostre mission, ma le difficoltà oggi sono reali. Le scelte che si fanno a livello politico sono spesso per noi come la lama di un rasoio: siamo disposti a sacrifici, ma non riusciamo a capire perché non siamo interpellati anche nella ricerca di nuove soluzioni”. “Bisognerebbe – conclude – guardarsi negli occhi e condividere insieme un percorso di uscita comune dai problemi: ad oggi tutto questo non c’è stato. Mi aspetto che la città comprenda il nostro ruolo e la nostra professionalità. Nella sede del 19 giugno, ci saremo come le tante realtà che ‘fanno bene’, non solo ‘il bene’. C’è un’umanità nel nostro operare: facciamolo conoscere alla città e le istituzioni vengano a respirarla”. (eb)

 
     

 

 

 

 
   
     
     
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