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Gori a Capodarco: “Non è vero che per il sociale mancano i soldi”

10/03/2010 - CAPODARCO DI FERMO - Imparare dagli errori per dare vita a una nuova stagione del terzo settore. E’ con questo obiettivo che lo scorso ottobre si erano riuniti all’Angelicum di Roma più di 200 dirigenti e operatori del non profit italiano. Un incontro organizzato dall’Agenzia Redattore Sociale, il settimanale Famiglia Cristiana e Edizioni dell’Asino. In quella occasione erano emersi problemi importanti, quali l’incapacità del non profit di comprendere e relazionarsi con la politica, la tentazione di logiche aziendali e manageriali, il logoramento delle idealità e la frantumazione dei soggetti. A distanza di più di 4 mesi, la Comunità di Capodarco è stato teatro di un ulteriore incontro tra i responsabili delle sue 14 sedi italiane e il sociologo Cristiano Gori, docente presso l'Università di Milano Bicocca, il Politecnico di Milano e l'Istituto per la Ricerca Sociale (Irs). A lui il compito di dare indirizzi e linee di azione per il futuro. Partendo ovviamente da una lettura del presente.

“Se voi domani foste degli assessori alle politiche sociali, cosa fareste?”, ha esordito Gori in modo provocatorio. Aggiungendo quella che a suo avviso dovrebbe essere la constatazione di partenza di ogni azione o campagna sul welfare: “Oggi non abbiamo bisogno di inventare nulla. Quello che il terzo settore deve fare per rilanciare l’attenzione sulle politiche sociali è trovare argomenti concreti per ‘smontare’ la solita obiezione, vale a dire che per il sociale non ci sono i soldi”. Il problema sta nelle scelte, ha sostenuto Gori, nel decidere dove impegnare i soldi: “Chi ha detto che non si può scegliere di spendere per la disabilità invece che per l’ennesimo ospedale?”. Ma se il terzo settore vuole essere davvero efficace nella “contrattazione” con le istituzioni, “deve impossessarsi delle tecniche: deve avere le cognizioni di base su come vengono prese le decisioni, saper leggere i dati…”.

Secondo il sociologo, una delle carenze strategiche del terzo settore è di non avere quasi mai avuto una visione di sistema delle politiche sociali: “In Italia ci sono pochi servizi socio-sanitari, questo è evidente – ha aggiunto – Ma bisogna far passare l’idea che un mondo migliore si costruisce con politiche pubbliche migliori. Spesso invece il terzo settore ha saputo solo dire: ‘Gestisco io!’. Facendo la felicità del potere che non ha più gestito in prima persona e ha lasciato oneri e responsabilità proprio al non profit”. Senza contare le difficoltà di battersi insieme. “Le organizzazioni il più delle volte hanno accettato di interloquire con lo scopo di conquistare posizioni, per esempio partecipando alla costruzione dei Piani di zona, ecc… Ma spesso solo per piazzarsi meglio in vista della successiva convenzione…”.

Necessario un “gioco di squadra”, dunque. Ma anche stabilire obiettivi concreti su cui impostare una battaglia politica e ideale. Cose da chiedere ai diversi livelli di governo, da quello centrale a quello regionale. Il 2010, ha ricordato Gori, potrebbe essere l’anno buono per fare scelte concrete e dall’esito positivo. “Si celebra l’Anno europeo di lotta alla povertà, il decennale della legge 328 e si fa il punto a 10 anni dall’introduzione degli obiettivi di sviluppo sociale (Lisbona). E’, dunque, l’anno ideale per fare proposte”. “Al governo centrale – ha suggerito – si può chiedere di puntare sulla lotta alla povertà, per esempio proponendo uno sviluppo della Social Card come inizio di quel Reddito minimo di inserimento di cui l’Italia è uno dei pochissimi stati europei a non disporre: fino al 2010 infatti non vi saranno altre possibilità su questo fronte e pensare di puntare su altri strumenti, adesso, non è verosimile”.

Secondo argomento strategico è quello legato ai Fondi nazionali: quello sociale e quello per la non autosufficienza. “Per quest’ultimo ci sono a disposizione 400 milioni di euro nel 2010, poi più nulla. Occorre chiedere una proroga. Sul Fondo politiche sociali, invece, occorre lavorare. Si tratta di un Fondo da sviluppare”. L’altro tema concreto su cui confrontarsi con il Governo è quello della compartecipazione degli utenti alle spese. “Si può fare una battaglia su un aspetto specifico, come la compartecipazione per certi tipi di persone, altrimenti ci si richiude in un angolo caratterizzato da un’idealità che sarebbe perdente”. Ultimo grande filone su cui condurre la battaglia, per Gori, è infine quello dell’invalidità civile. “Un situazione incredibile. I controlli straordinari in corso e gli abusi che vengono scoperti – ha concluso – sono la testimonianza che il sistema non funziona. Ormai si sa tutto da 10 anni sull’argomento, ma i vari governi finora non hanno fatto nulla”.

 
     

 

 

 

 
   
     
     
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