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“Il mondo in una regione”: volti e storie dei nuovi marchigiani

25/01/2010 - CAPODARCO DI FERMO – Un fotografo e uno scrittore entrano all’Hotel House, la “torre di babele marchigiana”: un enorme stabile a Porto Recanati, nelle Marche, dove convivono immigrati di 32 etnie diverse, in 480 miniappartamenti. E poi nei cantieri navali di Ancona, dove lavorano i bengalesi, nel tempio di Morrovalle dove pregano i sik, nella moschea di Corridonia, dove si ritrovano i pakistani. Il risultato di due anni di lavoro sul campo è “Il mondo in una regione. Storie di migranti nelle Marche” (edizioni Ediesse), di Angelo Ferracuti, autore di racconti, romanzi e reportage narrativi e Daniele Maurizi, fotografo che si occupa di problematiche sociali con particolare attenzione all’immigrazione in Italia.

Storie e ritratti dei nuovi marchigiani fotografati nei luoghi della loro vita quotidiana: nel quartiere, a scuola, al lavoro, nello sport e nel tempo libero. Si parte con l’Hotel House, simbolo dell’immigrazione nelle Marche, pensato negli anni ’60 per diventare il volano del turismo e poi diventato condominio multiculturale. Il libro mostra qual è la vita oggi all’interno dei mini appartamenti. I primi ad arrivare sono stati i senegalesi, oggi la comunità più numerosa è quella del Bangladesh. Le foto di Maurizi restituiscono questo caleidoscopio di esistenze: ci sono il piazzale condominiale, luogo di ritrovo e incontro; i luoghi di preghiera ricavati dai garage, gli spazi esterni usati per giocare a cricket e a calcio, i negozi gestiti dagli immigrati, le donne senegalesi che preparano i pasti per i venditori ambulanti.

Un altro ritratto è dedicato alla comunità bengalese: i bambini impegnati nella scuola di lingua e cultura italiana, gli adulti che votano per i rappresentanti della comunità bengalese delle Marche, il Banglamela festival, il lavoro nei cantieri navali. I nigeriani sono fotografati nella Chiesa evangelica pentecostale di Jesi, nel corso dello Yam festival, festa tradizionale che si svolge ogni anno a Macerata e durante un matrimonio.

L’obiettivo di Maurizi si sposta poi a Fermo, sulla comunità albanese, e ancora a Corridonia, dove dopo anni di abbandono il centro storico è stato ravvivato dai pakistani, che hanno una moschea per pregare e una scuola coranica per i loro figli. Ancora scatti sul Campionato nazionale dei giochi indiani che i sik organizzano a Montecosaro, e sul Capodanno Lunare che vede protagonista la comunità cinese di San Benedetto.

Il libro è arricchito da un dialogo con Mario Dondero, maestro del fotogiornalismo italiano. Ferracuti e Maurizi lo hanno incontrato nella sua casa di Fermo e gli hanno presentato il lavoro, ottenendo il suo plauso. “Secondo me – dice Dondero – gli stranieri sono un arricchimento per il nostro paese, anche perché sprovincializzano in qualche modo un mondo estremamente angusto, ripiegato su se stesso (…) Francamente trovo che gli stranieri, in genere, siano meglio di noi, perché sono più aperti, più caldi, più totali nei rapporti”.

 
     

 

 

 

 
   
     
     
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