Don Albanesi: “Da prelati e parroci nessuna ambiguità sull’immigrazione”
12/01/2010 - Capodarco di Fermo – "Non ci sono troppi prelati e parroci che parlano ambiguamente di accoglienza senza mai mettere paletti?”. A questa domanda, contenuta nell’editoriale di Angelo Panebianco di venerdì 8 gennaio sul Corriere della Sera, risponde don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco, dal suo blog “In italiano”.
“Essendo uno di quei parroci – scrive don Albanesi - , è utile rispondere senza ambiguità. Infatti molti prelati e parroci hanno detto: che ogni essere umano è uguale in dignità dovunque; che di fronte alla fame e alla guerra il primo diritto da tutelare è la sopravvivenza; che di fronte al pericolo di vita (si vedano gli sbarchi) è dovere umanitario salvare la vita delle persone; che gli ingressi irregolari avvenuti attraverso gli sbarchi sono solo l’8% del totale; che il problema dell’immigrazione è un problema strutturale e non emergenziale”.
E ancora, “che la Legge Bossi-Fini sull’immigrazione non avrebbe risolto i problemi; che gli stranieri regolari hanno un reddito medio inferiore del 40% dei lavoratori italiani; che gli stranieri regolari hanno dato un apporto lavorativo di 122 miliardi (dati 2007), costituendo il 9,2% del Pil nazionale; che gli stranieri regolari hanno versato contributi previdenziali per 7 miliardi (dati 2007), pari al 4% di tutti i contributi previdenziali pagati in Italia; che gli stranieri regolari contribuiscono al fondo pensioni, senza probabilmente, averne una; che la criminalità degli stranieri regolari è pressoché pari a quella degli italiani”.
“I fatti di Rosarno – conclude Albanesi - di cui oggi l’opinione pubblica si occupa e preoccupa, erano ben noti da molto tempo. Conoscevano la situazione gli abitanti di Rosarno, le autorità amministrative, le forze di polizia, la magistratura, la Chiesa. Servizi fotografici, reportage, video erano a disposizione di tutta l’opinione pubblica. (cfr. ad esempio http://www.redattoresociale.it/Video.aspx?id=287145).
I prelati e i parroci hanno parlato a sufficienza e senza ambiguità di immigrazione, né hanno da vergognarsi di quanto detto. Peccato che quegli stessi prelati e parroci sono invocati e benedetti per il presepe e non sono graditi quando parlano di immigrazione: la stessa distanza che esiste tra la rappresentazione e la realtà”.
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